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SANTO DEL GIORNO/ Oggi, 5 maggio, si ricorda Sant’Angelo da Gerusalemme, patrono di Licata

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Oggi, 5 maggio, si ricorda Sant’Angelo da Gerusalemme. Angelo nacque a Gerusalemme nel marzo del 1185 e proveniva da una famiglia di ebrei convertiti alla religione cristiana. Quando i genitori vennero a mancare, i giovani gemelli Giovanni e Angelo entrarono nel convento dei frati eremiti del Monte Carmelo in Palestina. Questa congregazione religiosa, nominata Ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo, avrebbe poi generato l’ordine dei carmelitani.  Gli eremiti del Carmelo domandarono ad Alberto (patriarca di Gerusalemme) di redigere la propria regola, cosa che egli fece: la regola venne approvata inizialmente da papa Onorio III nel 1226 e successivamente confermata da papa Innocenzo IV nel 1247. Alberto da Gerusalemme trasformò la regola dell’ordine da contemplativa in mendicante, in accordo con ciò che avveniva in tutto il resto del mondo cristiano e che si ispirava ai principi fondamentali di altri due grandi ordini religiosi del tempo: quello dei Francescani e quello dei Domenicani.

Quando Angelo entrò in convento aveva 25 anni e gli venne dato l’incarico di recarsi a Roma proprio dal papa Onorio III per chiedere l’approvazione della nuova regola. Dopo un breve periodo trascorso nella Città Eterna, dove conobbe anche San Francesco d’Assisi e San Domenico di Guzman, venne mandato in Puglia e in Campania dove fondò diversi conventi. Successivamente Angelo fu inviato in Sicilia con la delicatissima e pericolosa missione di combattere l’eresia catara.
Questa forma di eresia si diffuse dopo l’anno 1000 e i principi su cui si basava la sua dottrina era la convinzione che tutto ciò che era materiale fosse opera del Male. Questo pensiero comportava il rifiuto del battesimo, così come dell’Eucarestia e anche del matrimonio, simbolo ultimo dell’unione carnale.

I catari, chiamati anche “albigesi”, accusavano la Chiesa di essere al servizio del Male perché la sua struttura era fondata sull’attaccamento ai beni materiali e, il periodo in cui visse Sant’Angelo, era particolarmente infuocato dalle lotte eretiche in tutto l’Occidente cristiano. Così Angelo, giunto a Licata, vi stabilì la sua residenza e venne a scontrarsi con Berengario, un appartenente della nobiltà locale ed eretico. Angelo infatti venne a conoscenza del fatto che il signorotto intrattenesse rapporti incestuosi con una donna appartenente alla sua cerchia familiare (cronache del tempo parlano di una sua sorella) e cercò di porre fine a questo rapporto sacrilego. Riuscito a convertire la giovane, fu assassinato brutalmente per mano dello stesso Berengario sul sagrato della Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo a Licata. Così Angelo, ferito a morte, fu trasportato dai fedeli in una casa vicina dove, dopo quattro giorni morì. Il 5 maggio del 1225 il santo morì ma prima di spirare chiese che il suo aggressore venisse perdonato.



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