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IL CASO/ 1. Il giurista: il ricorso di mons. Negri contro la blasfemia "di Stato" è legittimo

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Si assiste ora nel nostro Paese ad attacchi crescenti contro il sentimento religioso del nostro popolo tramite manifestazioni platealmente e volutamente blasfeme, che si chiede siano represse tramite interventi della pubblica autorità, chiamata quantomeno a vietare ai minorenni certi film che discreditano la religione e, più energicamente, a perseguire chi, in pubblico, compia atti blasfemi come quelli che sono stati compiuti durante il Concertone del Primo Maggio a Roma. Contro queste richieste non può essere invocata una generica libertà di pensiero visto che, come ha detto la Corte di Cassazione in una sentenza del 1992,  è assurdo e fuori luogo voler ricondurre le offese alla religione alla manifestazione del pensiero e alla libertà di cui all’art. 19. “Ciò che viene sanzionato non è la manifestazione di un pensiero ma una manifestazione pubblica di volgarità”; e, più di recente, nel 1995, la Corte costituzionale, nell’estendere ad ogni credo religioso la protezione che la legge offriva alla religione cattolica (quindi non annullando ma rafforzando la tutela del sentimento religioso e della religione) ha sostenuto che  la protezione della coscienza di ciascuna persone è un bene che lo Stato può legittimamente tutelare. 

Bene è stato fatto, dunque, ad intraprendere iniziative volte a rendere presente un dissenso forte verso i comportamenti e gli spettacoli blasfemi, anche per ricordare a tutti che il rispetto e la tolleranza sono beni sociali fondamentali, conservando i quali tutti ne traggono vantaggio anche chi, a volte, sembra non rendersene conto. 



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