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RICORDO/ 2. Cardinale: ecco perché Andreotti era a suo agio al Testaccio come a Pechino

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Andreotti e Giovanni Paolo II  Andreotti e Giovanni Paolo II

“In quanto popolano romano giunto al potere per una serie di circostanze provvidenziali, Giulio Andreotti ha sempre avuto un rapporto speciale con Trastevere. Non ha mai perso di vista però il respiro internazionale della Chiesa, e il destino ha voluto che morisse a pochi giorni da un suo grandissimo amico, l’arcivescovo di Shangai, Jin Luxian”. Ad affermarlo è Gianni Cardinale, vaticanista di 30 Giorni e amico del Senatore che ha diretto il mensile per lunghi anni.

 

In che modo Andreotti ha vissuto il suo rapporto con il Vaticano?

Giulio Andreotti era un popolano romano, oltre che un cristiano che andava tutte le mattine a Messa. Non gli dispiaceva leggere una delle due letture, e tutti notavano il fatto che ai mendicanti fuori dalla chiesa consegnava sempre una busta con un obolo. Poi per i casi fortuiti o provvidenziali della vita, si è trovato al centro della politica nazionale e internazionale. Da cristiano romano ha avuto sempre un rapporto privilegiato con il Vaticano, anche se non c’è stato un disegno particolare in questo senso.

 

Che cosa aveva di “popolano” un uomo come Andreotti, assurto a simbolo del potere?

Le origini di Andreotti erano popolari, non veniva da una grande famiglia. Si era fatto da sé, grazie alla sua intelligenza, e non ha mai avuto chissà quali raccomandazioni.

 

In quale modo Andreotti ha interpretato il rapporto tra politica e religione?

Andreotti lo ha interpretato da semplice cristiano che cercava di vivere personalmente e anche pubblicamente la sua vita di cristiano. Ha sempre manifestato un grande interesse per l’altro, anche quando questo altro era molto lontano da lui. Da questo punto di vista mi hanno sempre colpito i suoi rapporti “trasversali”.

 

In che senso?

Andreotti era amico di importanti personalità sia israeliane sia arabe, sia americane sia russe. In questo senso aveva una singolare sintonia con la prospettiva cattolica e vaticana della politica internazionale. Sia come presidente del Consiglio sia come ministro degli Esteri inoltre era un glocal ante-litteram, in quanto aveva presenti i grandi scenari europei e internazionali, ma era anche molto attento ai quartieri di Roma e in particolare alle zone che conosceva meglio.

 

E’ stato “glocal” anche nei suoi rapporti con la Chiesa?


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