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JOLLY NERO/ Genova, il dramma dell'incidente al porto non infrange i nostri sogni

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Genova è il brusio della stazione, Brignole o Principe, dove alle 7 di mattina si arriva per lavoro.

Genova è Marassi, l’eterna rivalità, il baciccia ed il grifone che si sfidano e si guardano in cagnesco.

Genova è Via Balbi, il suo smog che quasi fa da porta alla città per i pendolari.

Genova sono alluvioni, bombardamenti, ancora alluvioni, argini che si rompono e black bloc in parata e mille altre di queste cose che provano a ferirla ma la rendono più forte.

Genova è il fango sui corpi di quegli angeli che l’hanno ripulita, donandosi a lei per amore, che sono tornati a casa distrutti ma felici di averla aiutata e consapevoli che la porteranno sempre dentro di loro.

Genova è la voce di Fabrizio De Andrè, Genova è il viso di Fabrizio De Andrè, scavato, vissuto, provato dagli anni, con uno sguardo severo e profondo ed un ghigno ironico.

Genova è la culla del Mediterraneo di Creuza de Mà, dove la sua lingua così calda e sudamericana diventa nuovo esperanto per il popolo del mare; dove proprio quel porto che oggi tutti guardano con sgomento è il simbolo di un mondo nuovo, di suoni diversi eppure così famigliari, di visi, storie, donne, sesso, insomma, di vita.

Genova è negli occhi e nelle mani di quelli che da quasi 24 ore lavorano per trovare colleghi dispersi.

Non cercate Genova nella disperazione, cercatela nella speranza.

Non cercate Genova nel pianto, cercatela nelle spalle curve di chi ricostruisce.

Cercate Genova nel mugugno, nella lamentela, ma non pensate di trovarvi rassegnazione, ci troverete rabbia e forza di volontà.

Se guardate bene le immagini di oggi, vedrete che Genova si sta già, nuovamente, rialzando, belìn!

(Alberto Calandriello, “il Cala”)



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