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JOLLY NERO/ L'ingegnere: ho visto i suoi motori, ecco cosa può essere accaduto

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È una nave anziana, presto verrà demolita, per far posto alle nuove navi progettate dall’Ufficio Tecnico interno, navi molto innovative, studiate per ridurre le emissioni di gas di scarico ben al di sotto dei massimi di legge.

Purtroppo, probabilmente, proprio questa sua anzianità è stata la causa di questo incidente.

A quanto risulta, la nave stava facendo manovra per passare dalla marcia indietro a quella avanti. Mentre le nuove navi montano eliche a pale orientabili, che permettono una rapida inversione di rotta, la nave Jolly Nero monta un’elica fissa mossa direttamente da un motore 2 tempi Sulzer. Per facilitare le manovre, possiede due eliche di manovra, una a prua e una a poppa, mosse da due motori elettrici.

In questo tipo di navi, per passare da marcia indietro a marcia avanti, bisogna spegnere il motore e riavviarlo facendo ruotare al contrario i pistoni. Il problema è che l’avviamento del motore non è una manovra facile. Bisogna immettere aria compressa nei cilindri in una determinata sequenza. Il fatto che questa manovra non sempre dia esisto positivo, è dimostrata dal fatto che la nave deve possedere aria compressa sufficiente per almeno 5 accensioni.

Tutta la comunità navale è rimasta colpita da questo incidente, se n’è parlato molto nelle aule, nei corridoi della facoltà, con i professori e tra noi studenti. Il nostro pensiero è andato a quelle persone che fatalmente sono morte, senza che lo potessero prevedere e senza che potessero far nulla per impedirlo. Persone che purtroppo credevano nel loro lavoro, persone che ogni giorno rischiano salendo e scendendo dalle navi in navigazione per permettere un facile approdo.

In secondo luogo, il mio pensiero è andato ai poveri marittimi. Anche se qualcuno risulterà colpevole di un errore o di un omissione, non è umanamente possibile non essere loro vicini. Non dev’essere facile vivere con la vita delle persone sulla coscienza. Quindi, non si può non essere vicini anche alla compagnia, al signor Messina, che tanto dà allo shipping e all’industria italiana. In questo momento, proprio gli stretti rapporti personali che lo collegavano ai suoi dipendenti lo affliggono in prima persona.

 

Carlo Augusto Pasquinucci

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