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JOLLY NERO/ L'ingegnere: ho visto i suoi motori, ecco cosa può essere accaduto

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Andando in università, l’università di Genova, non a caso ingegneria navale, mi arriva un messaggio e con grande sgomento scopro che la nave Jolly Nero ha avuto una collisione contro il molo, distruggendo la torre dei piloti e causando la morte di un numero non ancora precisato di persone.

All’inizio non riesco a comprenderne la portata, ma la mia attenzione rimane colpita dalla nave: Jolly Nero della compagnia di navigazione Ignazio Messina. Proprio a dicembre, pochi mesi fa, ho trascorso un mese da tirocinante al Terminal Messina, come molti miei amici.

La compagnia Ignazio Messina è una delle poche al mondo che possiede anche un cantiere di riparazione interno, scelta onerosa, ma proprio grazie alla professionalità e alla dedizione degli ingegneri e degli operai, riesce a manutenzionare con grande perizia le navi nei pochi giorni di sosta nel terminal.

Purtroppo, in un’epoca di crisi, è sempre più difficile per noi studenti avere la possibilità di completare un tirocinio formativo gratuito e la Messina Line è una delle poche compagnie che si accolla l’onere di fornire questo servizio.

Da subito, mi ha colpito la professionalità dei lavoratori e della compagnia. Al contrario di molte aziende, all’interno dell’Ignazio Messina c’è un ottimo clima, esiste un buon rapporto tra gli ingegneri e gli operai, rapporto che va oltre al lavoro. L’altra persona - che si tratti di un operaio, di un ingegnere titolato, di un semplice stagista - viene vista come una risorsa e non come una macchina da lavoro. Spesso si affrontano problemi insieme, utilizzando tutte le conoscenze professionali, ben sapendo che un problema può essere risolto solo guardandolo da prospettive differenti.

In quel mese di stage ho avuto la possibilità di discutere, di affrontare e risolvere i problemi assieme agli ingegneri e agli operai, non sono stato trattato come un “peso”, ma come una risorsa e mi sono state offerte possibilità di mostrare le mie professionalità e le mie conoscenze.

Oltre alla compagnia Messina, il mio pensiero va anche alla nave: proprio il Jolly Nero è stata l’ultima nave da me visitata. Grazie alla disponibilità di un ispettore, ho avuto la possibilità di visitare nella sua completezza la sala macchine della nave, oltre al motore e gli impianti propriamente dedicati, quelli più difficili da osservare, l’economizzatore e le caldaie e i condotti dei gas di scarico. 

Per me, studente di ingegneria navale, prima di quel tirocinio essi erano dei disegni, triangoli e quadrati su un foglio di carta o su una lavagna. Sono molto legato a quella nave. È di un tipo molto particolare, è una nave per metà portacontainer e per metà ro-ro.

È stata costruita per la compagnia Maersk, leader mondiale dei container e una volta acquisita dalla compagnia Messina, allungata di una ventina di metri, aggiungendo la capacità ro-ro, ossia la possibilità di imbarcare camion e container nei garage. Ovviamente sono stati rinforzati i ponti e le travi principali. Questo fatto le dà la possibilità alla nave di “scalare” anche in porti non attrezzati con le gru.



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