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Cronaca

FRANCA RAME/ Se l'orgoglio e la rabbia finiscono di nuovo nelle mani di Dio

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Franca Rame è morta e Dario Fo l’ha dunque accarezzata con l’unico mantello che nella loro vita di artisti non li ha mai abbandonati, il libro sacro delle Scritture bibliche. Franca e Dario, durante quel commovente addio, più che moderni gnostici, maestri del sospetto e dell’ideologia, sono apparsi in tutta la loro verità: credenti in lotta, semplici credenti alle prese con la loro ideologia che - di fronte alla morte - è saltata, aprendo lo spazio solo alla parole della Fede, quella stessa fede che essi avrebbero voluto più volte nella loro vita rinnegare e rimuovere.

Ma nessuno può rimuovere il proprio gruppo sanguigno e lo stesso Jacopo, che doveva essere il frutto più maturo del loro comprovato ateismo, ha mostrato qualcosa di straordinario che, per essere compreso, ha addirittura bisogno di una piccola lezione di filosofia della religione. Baruch Spinoza, infatti, fu un filosofo del Seicento, ebreo in dissidio con la propria tradizione, che disse - con grande semplicità - ciò che molti non avrebbero poi avuto il coraggio di dire per secoli: se si potesse togliere Dio dalla Bibbia, se si potesse eliminare il divino e il soprannaturale da quelle righe, ciò che rimarrebbe sarebbero solo la giustizia e la carità. E Franca è stata descritta da Jacopo alla maniera di Spinoza: senza alcuna parabola soprannaturale, ma piena di giustizia e di carità.

Così, dopo averne ricordato sforzi e battaglie, presentando il comunismo come la più bella delle filantropie umane, Jacopo ha sentenziato che Dio è comunista e donna, ossia che vuole bene agli uomini e se ne prende cura, chiudendo in maniera esemplare un rinnegamento della fede tradizionale che, invece, è testimonianza di un grido fortissimo al Cielo e alle Stelle di quel cattolicesimo da cui la famiglia Fo ha sempre avuto così tanta cura di discostarsi.

Su queste paradossali e ironiche antinomie si è svolto l’addio a Franca Rame. Mentre Dario e Jacopo negavano la tradizione cristiana, le loro parole e i loro gesti consacravano Franca come l’ennesima figlia del cristianesimo che con Dio ha sempre fatto i conti, lottando e inciampando, forse a volte prigioniera della rabbia, forse rasentando la blasfemia, ma senza mai rinnegarLo. E forse è proprio questo il segreto di Pulcinella dell’ultimo Nobel italiano per la letteratura e della sua compagna di vita: non aver mai posto resistenze alla Grande Presenza di Dio, muovendosi sempre sotto la Sua ombra come tutti i grandi della letteratura italiana. Dimostrando così che non è la politica ad essere irresistibile, non è il comunismo e neppure lo sono le grandi battaglie per un mondo migliore, ma quell’amore gratuito e solenne, fedele e discreto che - appunto - porta il nome di Dio.

Così anche noi, nel salutare Franca Rame, ci troviamo pieni di consolazione e di gratitudine: nessun nostro peccato e nessuna nostra ideologia potrà mai cancellare il nostro amore e la nostra riconoscenza per il Dio dei nostri Padri che sempre ci perdona e ci aspetta. Quello stesso Dio che, sul far della sera, ha abbracciato Franca e le ha dato, sicuramente, qualche piccola ripetizione.

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01/06/2013 - Le mani di Dio (luisella martin)

L'orgoglio e la rabbia finiscono sempre nelle mani di Dio che ogni giorno si affida alle nostre nell'Eucaristia. Ma le Sue mani sono bucate!