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IL CASO/ "Perché pretendi ciò che si domanda?" Lettera al 16enne denunciato per stalking dai genitori

Pubblicazione:lunedì 10 giugno 2013

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Caro ragazzo, 

ho saputo di te e della tua vicenda attraverso un lancio d’agenzia. Non so neanche il tuo nome, so solo che i tuoi genitori esasperati dai tuoi comportamenti - tra cui mi sembra di aver capito ci sono state minacce, appostamenti, se non addirittura distruzione di oggetti e percosse - si sono rivolti alla polizia in cerca di aiuto. Sei stato denunciato da loro per stalking in quanto la tua costante richiesta di denaro, per di più con modi assolutamente inopportuni, non poteva più continuare. 

Sai, ci si rivolge al diritto proprio in questi casi, quando da soli non ce la facciamo più a risolvere le situazioni e allora mettiamo di mezzo gli avvocati. Tuo padre e tua madre, questa volta stranamente uniti fra loro, hanno deciso di fare così. Forse non avevano altri cui chiedere aiuto.

Sono andato a vedere se qualcuno aveva raccolto la notizia che ti riguardava e ho trovato un giornale delle tue parti - stai in Trentino - in cui veniva riportata la storia con un titolo che ho trovato riduttivo: “perseguita papà e mamma per avere la paghetta”. Sotto c’erano già dei commenti dei lettori e puoi immaginare cosa ho trovato. Io non mi unisco a loro, nel senso che non credo che prenderti a calci dove tu sai sia davvero la soluzione. Non sono neanche convinto che tu sia solo un ragazzo viziato e non escludo che tu i calci in quel posto li abbia davvero presi. 

Ho letto quel po’ di pubblico che c’è della tua storia e mi permetto di rivolgermi a te direttamente. Non sono così ingenuo, sai, da pensare che basti sentirsi dire certe cose per cambiare, tuttavia sono profondamente convinto che le parole hanno un peso e hanno degli effetti. Certe cose una volta dette non si può far finta di non averle sentite. 

La prima questione di cui volevo parlarti riguarda i soldi. Anch’io la penso come la pensi tu, è meglio averli piuttosto che no. È bello andare in giro con qualche banconota nel portafoglio e se si desidera qualcosa fa piacere poterselo permettere. Non ti contrasto su questo. Solo che i soldi si guadagnano, non si estorcono con la forza. Hai sedici anni e qualunque sia stata la tua storia scolastica ora hai la facoltà di lavorare. Prima che un dovere, è un diritto quello che ti è finalmente riconosciuto. Il lavoro non è una condanna e neanche una faccenda da sfigati, è ciò che ti permette di guadagnare i soldi che ti servono per comprare le cose che desideri ma è anche qualcosa di più. 


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