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DATAGATE/ La fidanzata di Edward Snowden, Lindsay Mills: mi sento sola, ma forte

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Edward Snowden e la fidanzata Lindsay  Mills  Edward Snowden e la fidanzata Lindsay Mills

Edward Snowden è un uomo in fuga. Il 29enne americano è infatti la talpa che sta dietro alle rivelazioni al Guardian e al New York Times su quello che in breve tempo è diventato uno scandalo di dimensioni mondiali dal nome Datagate che ha messo nei guai il Presidente Barack Obama. Snowden forse per una crisi di coscienza, forse – dice qualcuno con una punta di malizia – pagato per spifferare i segreti del PRISM, è un ex-assistente tecnico della CIA e di cose strane e, a suo dire, “profondamente ingiuste”, nel suo precedente impiego deve averne viste parecchie, a partire dal fatto che la National Security Agency americana raccolga da anni i dati di cittadini archiviandoli e ledendo il loro diritto alla privacy. Snowden è venuto alla scoperto da un hotel di Hong Kong, dove si è rifugiato e ha dichiarato di voler cercare asilo politico in Islanda o in qualsiasi altro Paese decida di proteggerlo. “Non ho fatto niente di male”, si giustifica dicendo di non temere per la sua salute, anche se la sua fuga dall'America è stata così improvvisa e organizzata segretamente da far sospettare che il giovane sia, sotto sotto, più preoccupato di quello che dà a vedere. Nemmeno la fidanzata di Snowden, la ballerina Lindsay Mills, 28, sarebbe stata informata dal compagno in merito al suo progetto di darsi alla macchia, secondo quanto racconta sul suo stesso blog. “Mi sento sola, ma per la prima volta nella mia vita forte abbastanza per stare per conto mio", scrive la ragazza dalle Hawaii, dove si era trasferita per seguire l'informatico che l'ha lasciata all'inizio maggio, dicendole di dover partire per lavoro. E continua: “sento di portare sulle spalle il peso del mondo”. Nessuno sa cosa ne sarà del fidanzato ma sull'argomento è intervenuto persino Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, attualmente rifugiato nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra, che ha ammesso di essere stato in contatto con il tecnico, che reputa “un esempio per tutti noi" e al quale consiglia di rifugiarsi in America Latina, lontano dalla longa manus targata USA. 



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