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IL CASO/ C’è chi vuole "truccare" l’obiezione di coscienza per fare più aborti

Pubblicazione:giovedì 13 giugno 2013

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

L’idea che si va affermando in alcuni ambienti è che il “diritto” della donna ad interrompere una gravidanza indesiderata, e quello del personale sanitario a sollevare obiezione di coscienza dovrebbero convivere affinché nessun soggetto veda negata la propria libertà. In realtà mentre sussiste un diritto all’obiezione di coscienza, non sussiste affatto un diritto all’aborto, che non è né potrà mai essere un diritto! Per questo potrebbe perfino non stupire quel numero “esorbitante” di medici obiettori che esercitano un loro naturale diritto a cui nessuno può chiedere di rinunciare.

Lo scopo dichiarato della 194 non è quello di garantire il diritto di aborto, ma piuttosto quello di prevenire l'aborto. Nata per arginare la pratica degli aborti clandestini, dovrebbe attuare una seria politica di contrasto al ricorso indiscriminato all'aborto attraverso interventi di aiuto mirati alla tutela della donna e del nascituro. E’ l'interpretazione ripetutamente formulata dalla Corte costituzionale, che ritiene l'Ivg una risposta ad uno stato insuperabile di necessità e non esercizio di un diritto di scelta della donna. Coloro che chiedono di restringere il numero dei medici obiettori fanno confusione tra la possibilità di abortire legalmente e la circostanza che non tutti gli ospedali sono in grado di garantire il servizio. Questo non implica che il servizio sia negato alle donne! La Mozione Binetti ed altri, sottolineando come la stessa 194 tuteli pienamente il diritto all’obiezione di coscienza intendeva riconoscere il valore della vita e in tal senso sollecitare una piena applicazione della prevenzione dell’aborto, anche attraverso forti e concrete politiche sociali.



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