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DONNA NELL'IMMONDIZIA/ Quella finta "uguaglianza" che condanna le donne ad essere vittime

Pubblicazione:sabato 15 giugno 2013

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Riconoscere che ci si è sbagliate, che gli uomini possono cambiare, che chi hai amato e ti dava fiducia può volere il tuo male. Si comincia con le parole. Poi i ricatti, le minacce. Poi, chissà. Può andar bene, e chinare la testa serve a parare i colpi più pesanti. Oppure no: quante donne incredule, hanno alzato le mani a difesa, implorato no, non odiarmi, non farmi del male, davanti alla pazzia di un uomo che avevano perfino amato.

Dunque, se il diritto non basta, tocca cambiare il diritto. Dunque, se non bastano l’educazione, una raggiunta parità davanti alla legge, tocca inventarsi qualcos’altro, perché le donne sono soggetti più deboli, inutile negarlo. Almeno davanti alla violenza: la loro forza sta tutta nell’accoglienza, nella pazienza, nella sensibilità, nella cura. Anche la donna peggiore è così, e i casi di follia criminale tra donne sono ben più rari. Le donne di solito non usano la forza bruta. E vanno protette da chi è solito  usarla.  

In ogni modo, e tocca a legislatori, giudici, psicologi capire, escogitare, applicare. Io comincerei dalle scuole: non con slogan che gridino una inesistente uguaglianza di generi: siamo diversi, e questo è il bello. Abbiamo reazioni, desideri, emozioni, sogni, timori, attitudini, natura diverse. Non siamo uguali, donne e uomini. Siamo uguali davanti a Dio e alla legge. E tocca insegnarlo ai bambini, fin da quando sbertucciano e poi trattano come oggetti le compagne di classe, quando le guardano come si guarda una cosa, da possedere ed esibire, quando dicono con orgoglio virile, “sei mia”. 

Nessuna creatura è  al mondo per essere  presa e usata: torna  a mente la potenza di Fra Cristoforo che inchioda alla condanna eterna don Rodrigo: “Voi avete creduto che Dio abbia fatta una creatura a sua immagine, per darvi il piacere di tormentarla! Voi avete creduto che Dio non saprebbe difenderla!”. Guai a chi lo fa. Verrà, verrà un giorno, per tutti.



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