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GAY PRIDE/ Ecco la strategia di Crocetta per diventare l’"Hollande" di Sicilia

Pubblicazione:domenica 16 giugno 2013

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Il sindaco Orlando ha definito il Pride “un respiro di cittadinanza … un mosaico formato da una serie di cocci di colore diverso: il collante deve essere l’uguaglianza”.

Il presidente Rosario Crocetta, che non ha mai nascosto la sua omosessualita, è stato ancora più esplicito: “La nostra è una battaglia per una società fuori da qualsiasi ghetto. Sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso – ha detto – bisogna capire se stiamo con la Francia, l’Inghilterra, la Germania, la Spagna, la Svezia o con la Lituania. L’Italia deve capire se è uno Stato moderno e occidentale o se è il fanalino di coda dei diritti. In Italia si parla di unioni civili e non di matrimonio – ha precisato – chi decide di regolare la propria storia, perché non dovrebbe farlo? Si tratta comunque di una possibilità, non di un obbligo”. 

Per il presidente siciliano, “se il Governo e il Parlamento vogliono essere fedeli alla Costituzione, devono rimuovere gli ostacoli all’uguaglianza, varando leggi contro l’omofobia, che sanciscono le unioni civili e contro ogni discriminazione. Il Paese è maturo, vari le leggi che rafforzino la democrazia”.

Né va dimenticata l’immancabile precisazione formale dell’assessore Scilabra: “Sarò presente il 20 giugno al Village del Pride, ai Cantieri Culturali della Zisa, insieme al presidente Rosario Crocetta e a tanti giovani siciliani. Successivamente parteciperò alla parata del 22 giugno insieme a tanti studenti universitari. Ho sentito il dovere di esserci, non in qualità di assessore, ma come giovane donna di 29 anni”.

Certo che se coloro che su internet hanno espresso il loro dissenso alle affermazioni e alle decisioni di Orlando e Crocetta avessero potuto godere dello stesso rilievo mediatico che hanno avuto quelle del sindaco e del presidente della Regione forse il dibattito avrebbe cambiato tono e ora sarebbe più facile smascherare il vero obiettivo che si nasconde dietro questa “battaglia per i diritti”.

Nessun cittadino avveduto, infatti, potrebbe opporsi a tutto ciò se questo fosse vero. Il pride palermitano è una tappa di ulteriore avvicinamento a quel disegno di egemonia culturale che passa accidentalmente da Palermo, ma viaggia su strade ben più internazionali, che hanno visto un punto di snodo importante nella Francia di Hollande. La lotta all’omofobia è il cavallo di Troia per giungere − anche con il sostegno di una legislazione adeguata − alla affermazione di una cultura di genere, come condizione naturale dell’esistenza umana. Ciò che è in gioco è una rivoluzione antropologica che vuole mettere al centro l’uomo, dopo averlo privato di qualunque punto di riferimento e di giudizio, non ultimo quello cristiano, per consentirgli di dare corso a tutti i suoi istinti e a tutte le sue fantasie.


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