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Cronaca

ESAMI DI STATO/ Maturità 2013, sarà davvero un "anticipo" di quella vera?

Oggi iniza l’esame di Stato per 491mila studenti delle superiori. Terno al lotto, psicodramma collettivo, incubo, svolta della vita, o momento da vivere? MONICA MONDO

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Inutile, e scontato, ripetersi a poche ore di distanza dalla prima prova che l’esame di maturità non ti cambia la vita, non è la svolta né una condanna. Che lo fanno tutti, che si sopravvive, che è un rito di passaggio, segna l’ingresso in un’età adulta, ti apre al lavoro o allo studio che potrai finalmente scegliere eccetera. O ricordare le mille variabili per cui non occorre darsi troppi pensieri: la fortuna, leggi l’abilità dei membri interni, la compiacenza di quelli esterni; un particolare stato di grazia psico-fisica, oppure l’obnubilamento di chi stremato da notti insonni e ormai assuefatto al caffè si imbambola alla terza riga del tema, per scriverlo tutto, forsennatamente, nell’ultima mezz’ora. 

Il carattere, ovvero la grinta che sfodera il meno preparato, il meno metodico, o l’emozione che frena e confonde chi ha tutti i crediti e almeno nove in condotta. Gli accidenti della vita, che pare si accumulino sempre nei momenti peggiori, tipo la ragazza/o che ti ha appena detto che ci vuole pensare, i genitori che rompono, un amico che è caduto in moto e salta l’esame, e proprio non riesci a non pensarci. Poi il caldo, che erompe sempre puntualmente per lo scritto di italiano, e di solito dura fino al 10 luglio, quando la maggior parte ha finito pure gli orali, e già presentarsi con la maglietta appiccicosa alle 8 del mattino mette a disagio, evidenzia l’agitazione che con strafottenza tenti di dissimulare. 

E via andare: ti propongono Ungaretti, e tu sei arrivato col programma a finire bene solo l’Ottocento, o invece meno male, Ungaretti è l’unico che ti piace e sai pure qualche verso a memoria. La versione di latino o il compito di matematica riescono a passarteli, e il prof che si aggira tra i banchi finge di non vedere. Hai l’asso nella manica della tesina, quella che ha decretato il 100 di tua sorella, oppure hai deciso di approfondire l’argomento foibe col prof che, lo riconosci, ci aveva provato con Rivoluzione Civile. Ma il “dipende” riguarda anche la scuola dove hai studiato, la città in cui vivi, dato che, secondo le statistiche, i migliori sono concentrati tutti a Reggio Calabria, e i peggiori, guarda un po’, a Milano, e tu che ci puoi fare, se in certi posti sono di mano larga. 

Insomma, un terno al lotto. E poi, a che serve questo psicodramma collettivo di inizio estate? Un pezzo di carta, il solito pezzo di carta. Inutile. Ancora ancora se opti per una di quelle università superfighe per geni, che chiedono almeno il 90 per accedervi. Ma sono poche, e per esseri speciali, sovrumani. Chi mai ti chiederà conto del tuo esame di maturità?