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IL CASO/ Sbai: no alle donne e sì agli ambulanti islamici a Jesolo? E' la tattica degli estremisti

Pubblicazione:domenica 2 giugno 2013 - Ultimo aggiornamento:domenica 2 giugno 2013, 12.07

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Quella donna, che lo prese a lavorare, è stata punto di partenza imprescindibile per ciò che il Profeta sarebbe stato in tutto il resto della sua vita. Quindi il fondamento di tutto questo zelo nei confronti delle presunte esigenze culturali e morali di chi si permette di non rispettare le leggi, dov’è? Chi ha detto che un uomo di religione islamica non possa ascoltare il parere o l’ordine di una donna se ella rappresenta l’autorità in quel frangente? 

Non condivido neppure, sebbene il suo intervento sia stato risolutore per certi versi, la provocazione di Zaia secondo il quale occorreva proprio ora assumere tutte donne in quel ruolo. Si rischierebbe di andare al paradosso contrario. Il solo principio da affermare, io credo, sia quello che ognuno può e deve assumere chi vuole, senza dover sottostare ad alcun diktat pseudo-culturale, che diventa un ricatto dal quale poi diventa difficile uscire se non con una goffa ritirata. L’estate scorsa il “burkini”, quest’estate niente donne “beach steward”, domani magari piscine separate e chissà cos’altro. 

Ci stanno abituando ad una normalità “estremista”, costruita da alcuni convertiti italiani all’islam nascosti da vent’anni nelle pieghe della società, ma estremamente efficaci. Oggi ci possiamo permettere di fare quest’articolo, magari domani forse no. Se siamo addirittura noi a proporre che le donne non debbano fare questo o quel lavoro perché invise a questo o a quell’altro modo di fare, vuol dire che la propaganda che questi signori hanno esercitato su di noi, sui nostri media imbolsiti e accecati e sulla nostra mente ormai annebbiata dal buonismo galoppante, è stato più che efficace. È stato fratricida. O per meglio dire, femminicida.



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