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PAPA FRANCESCO/ Omelia di Santa Marta: il Signore ci faccia conoscere il vero tesoro

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La messa all'istituto Santa Marta di oggi 21 giugno è stata celebrata insieme  al cardinale Francesco Coccopalmerio, il vescovo Juan Ignacio Arrieta e l’ausiliare José Aparecido Gonzalves de Almeida. Si tratta rispettivamente del presidente, del segretario e del sottosegretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, accompagnati da alcuni collaboratori del dicastero. Erano presenti anche dipendenti della Fabbrica Basilica S. Giovanni in Laterano, insieme a mons. Giacomo Ceretto, oltre a dipendenti della “Domus Sanctae Marthae”.

L'omelia di oggi come sempre ispirata alle letture del giorno è stata incentrata sul significato dei veri tesori della vita, prendendo spunto dal vangelo di Matteo (“Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore”). Qual è dunque l'unico tesoro, ha chiesto il Papa, in grado di non svilire la vita? Tanti i tesori che vengono accumulati durante la vita ma ch poi la morte rende inutili. Con il suo stile unico Bergoglio ha fatto questa metafora: “Io non ho mai visto un camion da trasloco dietro un corteo funebre, mai”. Però esiste un tsoro che rimane e che possiamo portare con noi anche nella morte, ha spiegato: è quel tesoro che non hai tenuto per te ma che hai dato agli altri.
“Quel tesoro che noi abbiamo dato agli altri, quello lo portiamo. E quello sarà il nostro merito – fra virgolette, ma è il nostro ‘merito’ di Gesù Cristo in noi! E quello dobbiamo portarlo. E’ quello che il Signore ci lascia portare. L’amore, la carità, il servizio, la pazienza, la bontà, la tenerezza sono tesori bellissimi: quelli portiamo. Gli altri no” ha detto. Gesù poi è in grado di legare quel tesoro al cuore creando un rapporto. Questo perché Dio ha creato il nostro cuore inquieto affinché possiamo cercare Lui.  “Il Signore ci ha fatto inquieti per cercarlo, per trovarlo, per crescere. Ma se il nostro tesoro è un tesoro che non è vicino al Signore, che non è dal Signore, il nostro cuore diventa inquieto per cose che non vanno, per questi tesori… Tanta gente, anche noi siamo inquieti… Per avere questo, per arrivare a questo alla fine il nostro cuore si stanca, mai è pieno: si stanca, diventa pigro, diventa un cuore senza amore. La stanchezza del cuore. Pensiamo a quello. Io cosa ho: un cuore stanco, che soltanto vuol sistemarsi, tre-quattro cose, un bel conto in banca, questo, quell’altro? O un cuore inquieto, che sempre cerca di più le cose che non può avere, le cose del Signore? Questa inquietudine del cuore bisogna curarla sempre” ha aggiunto. Allora dobbiamo chiedere al Signore che ci faccia conoscere il vero tesoro, la sua verità.



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