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GAY PRIDE/ Tutte le domande di un vecchio prete al raduno di Palermo

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Gli ascoltatori aumentano e la discussione scivola subito sul tema di cui si parla: l’imminente manifestazione del gay pride a Palermo. Tutti sono pronti a riconoscere la necessità che a questa gente venga data più tutela e più diritti, ma lui taglia corto: “Ma voi pensate sul serio che questo sia il loro problema più urgente o siete veramente convinti che Gesù Cristo sia anche per loro, come per voi, la risposta ai bisogni più profondi della loro condizione umana”?

Il vigore della discussione si spegne improvvisamente e un imbarazzante silenzio si diffonde. Monsignore sa come mettere a proprio agio tutti ed inizia a raccontare delle sue esperienze affettive giovanili. Di quando andò dal suo direttore spirituale in seminario per confidargli le sue prime pulsioni sessuali, “in un periodo − precisa − in cui quei temi erano tabù e non erano oggetto di confronto, neppure con i genitori”. E poi aggiunge: “Quando finalmente titubante gli confidai che mi piacevano le donne, mi sentii rispondere: ‘Sapessi quanto piacciono a me!’. E poi aggiunse: ‘Se diventerai prete potrai possedere le donne come solo Gesù sapeva fare. Potrai amarle di più e meglio di quanto sia in grado un marito con la propria moglie’”.

Giovanni il sacrista ha due figli all’università. Confessa che a casa i figli non parlano altro che di questo: se e come partecipare alla manifestazione. Ed aggiunge: “Mi reputo fortunato, almeno finora. Ma se i miei figli mi confessassero di avere tendenze omosessuali non saprei che dire”.

Monsignore risponde senza mezzi termini. “Fate attenzione a non scambiare una battaglia cosiddetta civile con una questione che è fondamentalmente educativa. Non esistono risposte per ogni caso specifico di omosessualità. Tutto nasce da una cattiva educazione dell’affettività. La sessualità deve diventare, attraverso l’educazione, un linguaggio d’amore e non una forma di violenza o di trasgressione. Insomma, anche gli omosessuali possono andare in paradiso. Ne ho conosciuto e ne conosco tanti anche oggi. Intèrrogati piuttosto su come fai il padre e a cosa educhi i tuoi figli”.

E così dall’omosessualità il tema si sposta alla verginità, perché “la verginità − dice – prima che uno stato di vita è la capacità di un vero amore e perciò di un vero possesso dell’altro. Si tratta di orientare la naturale affettività di queste persone verso la giusta direzione, né più né meno di come si fa con tutti i giovani in età adolescenziale. Per intenderci quello che faceva don Pino Puglisi. Ma se la società o la Chiesa rinunciano a questo compito, il terreno rimane in preda all’istintività e all’arbitrio”.


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