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Cronaca

GAY PRIDE/ Tutte le domande di un vecchio prete al raduno di Palermo

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Daniela, una studentessa universitaria fedele frequentatrice della messa mattutina, prende coraggio e chiede lumi su come fare nella sua facoltà di lettere e filosofia, dove non si parla altro che della manifestazione di oggi e di come la Chiesa sia il nemico numero uno contro cui lottare, perché è l’unica a non capire come le cose stiano cambiando.

Monsignore non fa una grinza e le ricorda il testo di un volantino che lei stessa gli diede alcuni anni fa − quando imperversava la polemica sulla pedofilia − ove era riportata una frase di Benedetto XVI che diceva della necessità di uscire dall’autosufficienza per scoprire e accettare “la propria indigenza”. 

“Certo non devi accettare lo schema manicheo secondo cui i buoni sono al corteo e tutti gli altri sono cattivi – precisa –; ma quando anche questa manifestazione sarà conclusa la tua fede nel Signore ha qualcosa da dire anche ai tuoi colleghi che si professano omosessuali o prevarrà solo il giudizio moralistico sulla loro presunta diversità”?

Tornando poi alle polemiche di qualche anno fa sui preti pedofili, ricorda come anche in quell’occasione si fece il tentativo di buttar via con l’acqua sporca anche il bambino. Come in quei mesi, con la scusa di riconoscere che esisteva una seria e diffusa pratica di pedofilia nella Chiesa, si tentò di sottrarre ad essa il compito e la responsabilità di educare i giovani. Come si fosse tentato di ingenerare il sospetto che l’Unicef desse più garanzie del Vaticano e che fosse meglio fidarsi delle vacanze estive organizzate dal’Inpdap per i figli dei dipendenti pubblici piuttosto che di quelle fatte dalla parrocchia o da un movimento cattolico. 

“Se la Chiesa avesse rinunciato a questo compito educativo allora, oggi le parrocchie sarebbero semivuote. Ma guai se non prosegue nello svolgimento di questo compito. Priverebbe l’intera società della possibilità di confrontarsi con una proposta seria che nessuno è in grado di dare”. E poi, spingendosi oltre: “Vedi Daniela, questo disegno perverso tende a dimostrare che la novità della Resurrezione di Cristo, i cui segni più gloriosi sono la verginità e il martirio (non dimenticare così presto la testimonianza di don Pino Puglisi) che la Chiesa pretende custodire, è un’ipocrita menzogna e che nel mondo non c’è neanche un luogo in cui il potere del male sia sotto scacco. È un tentativo satanico di togliere ogni speranza alla vita dell’uomo”. 

“Certo – conclude − l’università è un luogo privilegiato di confronto e dibattito nel quale occorre muoversi con tanta sapienza e conoscenza. Ma non basta rispondere con le precisazioni e le dimostrazioni. È necessario offrire la forza persuasiva dell’evidenza del bene insita nella testimonianza cristiana che preti e laici, oggi più che mai, sono chiamati a dare”.

Quel giorno Daniela ha rischiato di arrivare tardi a lezione e anche gli altri di far tardi in ufficio. Ma forse quella mattina ciascuno avrà avuto non solo un’argomentazione in più, ma anche una speranza in più da comunicare a tutti.

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