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GAY PRIDE/ Tutte le domande di un vecchio prete al raduno di Palermo

Pubblicazione:sabato 22 giugno 2013 - Ultimo aggiornamento:sabato 22 giugno 2013, 10.07

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Ogni mattina la Messa delle 7.30 in parrocchia viene celebrata da un sacerdote ultra novantenne. Ad un passo malfermo si accompagna una mente lucida e un giudizio di fede su tutto quanto accade.

Pochi giorni fa gli è toccato di cimentarsi con il più famoso brano della Genesi, “Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò”. Con la sua consueta sapienza evangelica ha richiamato i presenti a riscoprire ogni giorno senza mai darlo per scontato il valore e l’importanza del matrimonio cristiano, aggiungendo: “Ciò vale soprattutto per voi qui presenti, molti dei quali tra non molto vorrete festeggiare le nozze d’oro. L’amore cristiano inquieta sempre e non lascia mai nessuno con la convinzione di aver evitato il peggio o di avere raggiunto l’obiettivo, a differenza di quanti non hanno la fede”. Teologicamente corretto, nulla da eccepire.

Ogni mattina al rito della Messa segue quello della colazione in canonica. “Solo tè e biscotti” ripete monsignore. “Il medico e il Signore si sono messi d’accordo. L’uno cura il mio corpo e l’altro mi aiuta a ricordare che la frase ‘se non ritornerete come bambini’ vale anche per l’alimentazione”.

Approfittando del filiale rapporto di devozione che mi lega a lui da tanti anni gli chiedo: “Monsignore, forse bisogna riscrivere la Bibbia! Ma come si fa a dire che Dio li creò maschio  e femmina, se ormai i generi secondo alcuni sono cinque? In Australia hanno sancito addirittura per legge il neutro e noi continuiamo a parlare di Adamo ed Eva?”

Il clima gioviale e cordiale si fa subito serio, perché monsignore non lascia mai cadere alcuno spunto di discussione ed inizia a spiegare qual è il “vostro” modo di ragionare. 

“Perché - dice - voi confondete la Bibbia con le leggi degli uomini. È chiaro ed evidente che le leggi devono adattarsi ai cambiamenti dei costumi e delle abitudini della convivenza tra le persone; ma è altrettanto vero che il Signore, al di là della forma che prendono le sue parole nel linguaggio della Bibbia (ma lasciate questo compito interpretativo ai teologi) ha una sola concezione dell’uomo e della donna, prova ne sia che li fece ‘a sua immagine e somiglianza’. Ciò che è messo in discussione oggi non è la quantità di diritti che bisogna riconoscere a persone che magari sono oggettivamente discriminate, quanto la pretesa tipica dell’uomo post-illuminista di essere lui la misura di sé stesso e di tutte le cose”.


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