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GAY PRIDE/ Dove le famiglie (con bimbi) fanno la foto di gruppo col trans di turno

Si è concluso ieri a Palermo il Gay Pride. Aprivano la parata Luxuria e la Cucinotta, dietro di loro tanti politici, da Vendola a Orlando a Crocetta a M5S. MARIA GABRIELLA RICOTTA

Maria Grazia Cucinotta al Gay Pride di Palermo (Immagine d'archivio) Maria Grazia Cucinotta al Gay Pride di Palermo (Immagine d'archivio)

Si è concluso ieri a Palermo con la sfilata finale il Gay Pride nazionale. Sul lungomare del Foro Umberto I dalle 16 di ieri pian piano si è schierato il popolo delle grandi occasioni. 

Gli organizzatori stimano in 100mila le persone presenti al momento della partenza del corteo. Sono molti i giovani e giovanissimi, qualcuno dice che è d’accordo, qualcun altro precisa “volevamo vedere la festa e la Cucinotta” ma storce ancora il muso quando si parla di bambini. E poi ci sono loro: le lesbiche, i gay, i trans vestiti con costumi coloratissimi degni del Carnevale di Rio. Si comportano da star. Sono circondati da fotografi e telecamere e la gente gli chiede di posare con loro per una foto. C’è anche qualche famiglia con bambini molto piccoli che fanno le foto con le ballerine discinte, Ciretta vestita di frutta o un attempata coppia di sovrani simil Elisabeth che ostentano un cartello con su scritto “reale famiglia”.

Sono Gino e Massimo che ci dicono che sono una coppia di fatto da 35 anni. Quando gli chiediamo che cosa cambierebbe per loro in caso di possibilità di matrimonio ci rispondono: “nulla”, ma si battono comunque per la causa. 

Tra le bancarelle intanto, notiamo dei curiosi Gadget artigianali: falli e pipe di legno, mentre alcuni bambini osservano incuriositi. Chiediamo ad una giovane coppia di genitori cosa hanno spiegato ai loro figli prima di venire qui: “Che è la festa dell’amore dove tutti si vogliono bene” ci risponde Claudia, 29 anni.

Ma non manca qualche distinguo. Parliamo con Monica, trans venezuelana di 27 anni, che ci dice che è lì perché desidera essere ascoltata, essere vista ed accettata per quello che è, ma quando si parla di adozioni confessa che non è d’accordo. “Seppure tutte le mie amiche mi criticano per questo, io sono contraria perché credo che noi non siamo adatte a crescere dei figli, per quello ci vogliono due genitori etero perché noi spesso, proprio perché ci piace sentirci libere, non siamo capaci di responsabilità”.

Ma di matrimonio e di adozioni si parla forte e chiaro al Pride. È chiaro che è quello l’obiettivo finale. Lo sguardo di tutti è rivolto fiducioso alla civilissima Francia che benedice il Pride per bocca del ministro della Giustizia francese Christiane Taubira, il quale nelle ultime ore ha inviato un messaggio di solidarietà agli organizzatori del Pride. E sempre a proposito di adozioni Vladimir Luxuria, che ha aperto la parata insieme a Maria Grazia Cucinotta, ha dichiarato: “Non vedo perché no, è un diritto sacrosanto di chi desidera prendersi cura di un altro, un diritto di chi se la sente”.


COMMENTI
24/06/2013 - Gay Pride. (Carla D'Agostino Ungaretti)

Potrei pure arrivare a capire, sia pure con un notevole sforzo, la marcia o la sfilata di chi vuole rivendicare certi "diritti" di cui si sente defraudato. Ma che bisogno c'è di pagliacciate, travestimenti, performance e carnevalate varie? Non potrebbe svolgersi tutto in un clima di maggiore serietà e dignità che forse gioverebbero anche alla loro causa? E i genitori, che hanno portato i loro figli ad ammirare e fotografare quelle prodezze, che cosa insegneranno loro? Che l'omosessualità è cosa normale e giusta? Certo! E poi metteranno in salotto al posto d'onore la foto del pargolo in braccio a un variopinto personaggio di cui non interessa indovinare il sesso. Bell'insegnamento! Non capiscono che è in ballo il futuro antropologico del genere umano? Ma tanto a "loro" che gliene importa? Adesso possono fare anche la S. Comunione! Ma vorrei che mi si chiarisse un dubbio: i genitori fermamente convinti, come sono io, che l'omosessualità praticata è un peccato "che grida vendetta al cospetto di Dio" potranno insegnare ai loro figli questa verità senza finire in galera? In caso negativo, dove finirà la libertà di pensiero e di educazione? Ci ritroveremo addosso una sorta di "dittatura omosessuale?