BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

METE D’ESTATE/ Il dialetto monferrino e il tesoro nascosto dei mori

InfophofotoInfophofoto

Anche al mio paese, Masio, c'è una torre saracena, che il 7 luglio verrà inaugurata con la banda, dopo la ristrutturazione. E sarà un momento solenne, almeno per chi l'ha vista fin da quando aveva un anno... e non vi è mai salito. E' una torre di avvistamento che serviva a mandare segnali ad altre torri e castelli secondo un sistema di comunicazione incredibilmente efficace, che ho visto tale e quale persino in Sicilia, a Castelbuono.
Tornando al dialetto, converrà con me Riccardo Ruggeri, uno dei migliori editorialisti del momento, che un'altra parola piemontese di straordinaria efficacia è “dromi” (dormire). Al mio paese, in verità, si dice “drumì”. E il cantautore medico Paolo Frola ci ha scritto una memorabile canzone dedicata al suo primario Ghia (anduma a drumì!). In verità è più evocativa la parola dromi, senza l'accento, come usano nel Casalese, fin nelle risaie del Vercellese e oltre. Dromi è come un sinfonia decrescente, come quando arrivi a casa alla fine di una giornata e pensi che la cosa più piacevole che possa capitare è andare a letto. Anduma a dromi... e la giornata si spegne in un abbraccio di silenzio.

© Riproduzione Riservata.