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PROCESSO RUBY-BERLUSCONI/ Grignetti (La Stampa): il Cavaliere è caduto nella "trappola" di Wilma Montesi

Nel 1953 la morte di Wilma Montesi fu il primo scandalo "a luci rosse" della Repubblica. Che analogie ci sono con il caso dei presunti festini di Arcore? La parola a FRANCESCO GRIGNETTI

Wilma Montesi Wilma Montesi

PROCESSO RUBY-BERLUSCONI. Sono passati 60 anni da quando, il 9 aprile del 1953, il cadavere della 21enne Wilma Montesi fu rigettato dal mare sulla spiaggia di Torvaianica. Inizialmente etichettata come suicidio, la morte di questa giovane romana, all'apparenza tutta “casa e chiesa”, era però destinata a diventare uno dei misteri più cupi della storia della nostra Repubblica e a travolgere senza esclusione di colpi parte della classe dirigente di allora. Scartata la tesi del suicidio, si pensò alla morte accidentale, sopraggiunta a causa di un malore che avrebbe colto la Montesi mentre faceva dei pediluvi di acqua marina, nella quale sarebbe poi affogata. Ma dopo alcune testimonianze e insinuazioni che rimbalzarono su tutti i quotidiani, si fece largo un'altra versione dei fatti: la ragazza sarebbe rimasta uccisa durante un festino a base di sesso e droghe, in cui sarebbe stato coinvolto anche il figlio di un personaggio di spicco della Democrazia cristiana, nonché vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Attilio Piccioni, che fu costretto a dimettersi.

Il caso della morte di Wilma Montesi è tutt'ora irrisolto ma difficile è dimenticare la tempesta mediatica e politica che investì l'Italia in quei mesi, formando il binomio politica-sesso fino ad allora inedito, per poi farlo ricadere nel silenzio dal quale proveniva. Quel caso è stato rievocato dagli scandali hard che hanno investito la figura di Silvio Berlusconi, culminando nell'arcinoto “caso Ruby”, nell'ambito del quale l'ex premier è attualmente indagato. Che analogie corrono tra lo scandalo Montesi e il “caso Ruby” che, pur non avendo in sé solo il versante “a luci rosse”, senza quello “nero” dell'omicidio o presunto tale, ha scosso l'opinione di un pubblico certamente meno “all'antica” di quello degli anni 50? Francesco Grignetti, giornalista de La Stampa e autore del libro “Il caso Montesi”, uscito nel 2006, prova a rispondere a questa domanda.

 

La morte di Wilma Montesi è uno dei primi scandali a sfondo sessuale della nostra Repubblica.
Il caso Montesi per la prima volta innescò, all'interno della prima Repubblica, uno scandalo mediatico-giudiziario che si formò per l'intreccio di tre elementi chiave: il sesso, la politica e la giustizia.

 

Un “trinomio” in comune con lo scandalo che ha interessato Berlusconi, con la vicenda di Ruby Rubacuori.
Esattamente, da questo punto di vista vedo un'analogia forte tra il caso Montesi e quello Ruby. 60 anni dopo la morte di Wilma Montesi, per le conseguenze di un altro caso politico-mediatico-giudiziario nel quale il condimento di base è il sesso, l'Italia assiste a un passaggio epocale: la fine del governo Berlusconi e l'avvento di un governo di tecnici.

 

Perché l'Italia ha potuto vivere sessant'anni di “silenzio scandalistico”, mentre negli altri Stati europei e in America i “sex gate” erano quasi all'ordine del giorno?
I Paesi di cultura e religione puritana, soprattutto anglosassone, nord-europei e americani, hanno spesso trattato l'argomento “sesso” in una maniera più diretta, immediata e quindi più “maneggiata” all'interno della politica, rispetto all'Italia dove, forse a causa della nostra cultura cattolica, siamo stati per tantissimi anni soggetti a una cultura dell'omissione del pruriginoso, dove al massimo si tollerava l'ammiccamento e mai un argomento del genere era stato gettato in pasto al dibattito politico.

 

Quindi il caso Montesi fu una clamorosa eccezione?