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CARCERI/ Lettera agli agenti: guardando voi un detenuto può cambiare

Pubblicazione:martedì 25 giugno 2013

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Gentile Agente,

mi rivolgo a Lei a tre giorni dalla discussione del decreto che la Cancellieri presenterà, nella speranza di alleviare le sofferenze dei detenuti e di rendere un po’ migliori anche le Sue condizioni di lavoro. La immagino quando ogni mattina si alza dal letto per andare al lavoro: l’ansia di doversi nuovamente presentare in un luogo dove quasi niente è come dovrebbe essere, dove turni e condizioni di lavoro sono decisamente al di sotto di qualunque standard.

La immagino come uno di quei lavoratori che inizia la propria professione con entusiasmo, con il desiderio di contribuire nel proprio piccolo a rendere il mondo migliore… e poi si trova a dover fare i conti con strutture e risorse praticamente inesistenti.

È in queste condizioni che spesso ci si lascia prendere dallo sconforto, iniziando a guardare alla propria professione come ad una lotta contro i mulini a vento: i risultati stentano ad arrivare, tanti detenuti liberati ritornano, recidivi, ad affollare le stesse celle, tanti colleghi “tirano a campare” e la tentazione di fare come loro si insinua talvolta anche in Lei.

Lei fa un lavoro di frontiera, è in trincea tutti giorni, e proprio per questo diviene il confine per ogni viso che La incontra dietro quelle sbarre, il primo nuovo confronto tra bene e male. Lei fa un lavoro pari a quello del chirurgo che entra in sala operatoria: può decidere di dare il massimo e far rinascere la speranza di una vita sana; può decidere di fare il minimo sindacale, cercando di non fare più danni di quelli già presenti; oppure può decidere di propria volontà se chi è sotto i ferri merita o no una seconda possibilità. Nessuno può scegliere al suo posto la prima opzione.

Io Le auguro di cuore che le Sue condizioni di lavoro possano migliorare, ma Le auguro anche che fin da ora Lei possa entrare in carcere ogni giorno e ripresentarsi a casa a fine turno da chi Le vuole bene con lo stesso volto, con la stessa serenità e la stessa certezza che Le è affidato un compito grande dal quale potrà dipendere la rinascita o la definitiva perdita di numerose vite umane.

Le auguro di cuore: buon lavoro!

 

(Giuditta Boscagli, 31 anni, insegnante)



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