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DENISE PIPITONE / Storia della battaglia (e momentanea sconfitta) di una madre

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Denise Pipitone, scomparsa nel 2004  Denise Pipitone, scomparsa nel 2004

"Oggi mia figlia è come se fosse stata sequestrata di nuovo”, è questo lo sfogo di Piera Maggio all'uscita del Tribunale di Marsala dove è stata letta la sentenza di assoluzione di Jessica Pulizzi per il sequestro della piccola Denise Pipitone. La bambina scomparì in circostanze mai del tutto chiarite il primo settembre del 2004 davanti a casa, a Mazara del Vallo, in Sicilia, mentre stava giocando con una cuginetta intorno all'ora di pranzo e da quel momento la Maggio e Tony Pulizzi, padre naturale di Denise – che porta il cognome dell'ex marito della donna che al tempo era la sua amante – e di Jessica, avuta dall'ex moglie Anna Corona, non si sono dati pace.

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Fin da subito le indagini degli inquirenti si concentrarono sull'allora 17enne Jessica, che in più occasioni si era dimostrata ostile alla nuova compagna del padre fino ad arrivare - secondo la riscostruzione dell'accusa - a meditare una tremenda vendetta organizzando il rapimento della sorellina. Per lei il pm aveva chiesto una condanna a 15 anni di reclusione per concorso in sequestro di persona, il massimo della pena prevista per un reato del genere, e per suo ex fidanzato italo-tunisino Gaspare Ghaleb, imputato nell'ambito dell'inchiesta per false dichiarazioni ai magistrati, oggi condannato a due anni di reclusione, 5 anni e 4 mesi. Ma tre anni e mezzo di processo e il verdetto di giovedì non hanno dato risposta alla sparizione di Denise e Piera ha espresso il suo disappunto con parole dure.

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“C'è qualcuno che vuole gettare in fondo a un fiume questo procedimento”, ha infatti gridato, facendo probabilmente riferimento al lungo decennio di silenzio passato da quel maledetto 1 settembre. Secondo lei sarebbero infatti in molti a saper qualcosa, nel piccolo paesino del trapanese, e a non voler parlare: nel corso degli anni sono state tante le piste battute dagli investigatori, supportate da alcuni presunti avvistamenti della bimba, che si sono però dimostrate inesatte nonostante, secondo la Maggio e i suoi avvocati, ci fossero solo indizi riconducenti alla figura della sorellastra Jessica. Persino le parole del nuovo testimone Battista Della Chiave, che di recente aveva dichiarato di aver visto la piccola in braccio al nipote Giuseppe dopo il suo rapimento, sono cadute nel vuoto dopo che, davanti ai giudici, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

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L'avvocato di Piera Maggio, Giacomo Frazzitta, si è detto amareggiato: “Ci aspettavamo tutt'altra sentenza, ma un'assoluzione basata sull'articolo 530, comma 2, con formula dubitativa lascia legittimamente qualche dubbio”. E ha continuato: “La stanchezza, dopo 9 anni, si fa sentire, ma siamo intenzionati a ricorrere in appello, procedendo con il processo e con le indagini”. L'avvocato si è detto certo che una condanna della Pulizzi sarebbe però riuscita a favorire le ricerche della piccola “indirizzate in una via ben precisa”.

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