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FRATERNITA' SAN PIO X/ Il no dei lefebvriani: il Concilio Vaticano II ha "distrutto l'autorità" della Chiesa

In occasione dei 25 anni della nomina dei vescovi scissionisti, un duro comunicato della Fraternità San Pio X esclude ogni possibilità di dialogo con la Chiesa del Concilio vaticano II

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Durissimo comunicato della Fraternità San Pio X, i seguaci di monsignor Lefebvre, in occasione del 25simo anniversario della nomina a vescovo di alcuni loro appartenenti. Come si sa, Marcel François Lefebvre, arcivescovo francese scomparso nel 1991, era stato scomunicato da Giovanni Paolo II per le sue critiche alla Chiesa post conciliare ma soprattutto per aver ordinato quattro vescovi senza l'autorizzazione ecclesiale. Le sue parole avevano trovato seguaci che avevano fondato una fraternità che sussiste tutt'oggi. Benedetto XVI si era dato da fare durante il suo pontificato per cercare di ottenere finalmente un riavvicinamento dei cristiani scissionisti. Adesso tutti questi sforzi sembrano naufragare: il comunicato rilasciato dal superiore Bernard Fellay e dagli altri due vescovi lefebvriani, Alfonso de Gallareta e Bernard Tissier de Mallerais è decisamente ostile. Sotto accusa è ancora il Concilio Vaticano II che secondo i vescovi "sta demolendo la Chiesa: "Un magistero risoluto a conciliare la dottrina cattolica con le idee liberali, imbevuto dei principi modernisti del soggettivismo, dell'immanentismo e in perpetua evoluzione secondo il falso concetto della tradizione vivente, che vizia «a natura, il contenuto, il ruolo e l'esercizio del magistero ecclesiastico" si legge nel comunicato. A causa del Concilio la regalità di Cristo sulle società umane sarebbe ignorata e combattuta, la Chiesa presa da uno spirito liberale "che si manifesta specialmente nella libertà religiosa, l'ecumenismo, la collegialità e la nuova messa". In un altro passaggio viene detto: "Noi vediamo la Chiesa vergognosamente guidata dalla prudenza umana e a tal punto dubbiosa di sé che chiede agli Stati soltanto ciò che le logge massoniche vogliono concederle: il diritto comune, nel mezzo e allo stesso livello delle altre religioni, che essa non osa più chiamare false"

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