BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

NAPOLI/ Donna di 76 anni muore soffocata dalla cinghia della tapparella

Si trovava in cima ad una scala metallica, in camera da letto, quando, mentre stava azionando la tapparella, ha perso l’equilibrio ed è rimasta intrappolata alla cinghia

InfophotoInfophoto

, una donna di 76 anni, è morta accidentalmente mentre stava facendo le pulizie di casa. Si trovava in cima ad una scala metallica, in camera da letto, quando, mentre stava azionando la tapparella, ha perso l’equilibrio ed è rimasta intrappolata alla cinghia che serve per avvolgerla e srotolarla, che le si è stretta attorno al collo, soffocandola fino a ucciderla. Il tragico episodio è avvenuto a Ponticelli, un quartiere della periferia di Napoli, all’interno di un appartamento di uno stabile di Via Lago Fusaro Isolato. Sul posto è intervenuto il personale medico che non ha potuto fare altro che constatarne il decesso per soffocamento. Presso l’abitazione della donna sono sopraggiunti anche i carabinieri della stazione locale e della compagnia di Poggioreale. Con loro c’erano anche i militari della sezione investigazioni scientifiche di Napoli. Questi ultimi hanno proceduto con le prime indagini e i rilievi di rito all’interno dell’appartamento. Eravamo più o meno nello stesso periodo, era l’11 luglio di due anni fa quando, ad Agrigento, una famiglia fu scossa da un dramma analogo. Quella volta, a spirare per una banale incidente domestico fu un bambino di otto anni. Si chiamava Angelo Loretta, è morì nella sua abitazione in via Diaz, a Canicattì (in provincia di Agrigento), rimanendo impiccato alla tenda della finestra. Erano circa le 14, il piccolo aveva appena finito di mangiare, e stava giocando nella sua cameretta. La madre, Irene la Morella, all’epoca 39enne, era in casa, e stava svolgendo le faccende domestiche quando, a un certo punto, non sentendo più provenire rumori dalla stanzetta del piccolo, che si trovava al piano superiore della palazzina situata nei pressi della stazione ferroviaria, si era insospettita. Aveva chiamato il figlio, ma non aveva ricevuto risposta. Corsa di sopra, si era trovata di fronte ad una scena raccapricciante: Angelo era riverso per terra, cianotico, con la tenda e la cordicella stretti attorno al collo. La donna aveva chiamato immediatamente il marito, bracciante agricolo, anche lui in casa. In quel momento, si trovava nel garage dell’abitazione per svolgere dei lavori. Avevano avvertito immediatamente i soccorsi del 118 ma il piccolo era arrivato all’ospedale di Barone, trasportato dall’ambulanza, che era ormai privo di vita. Il piccolo, probabilmente, aveva tentato di liberarsi ma, dai rilievi successivamente effettuati, ci si rese conto che, probabilmente, non riuscì nemmeno a chiamare aiuto.

© Riproduzione Riservata.