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FINE VITA/ La "solidarietà" di Hollande che mette in pericolo la vita di Vincent Lambert

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Ma non è questo il profilo della vicenda in questione che si vuole qui evidenziare. Come già si è detto, del resto, non è per una censura della valutazione dei medici che, nel caso di Vincent, il giudice francese ha ora ordinato di riprendere immediatamente la somministrazione degli essenziali sostegni vitali. Si è riscontrato piuttosto un vizio nell’applicazione della procedura prevista dalla legge al fine di interrompere un trattamento sanitario considerato inutile e sproporzionato e di dar corso così alla morte del paziente.

Infatti, secondo quanto previsto dalla loi Leonetti, i medici avrebbero dovuto consultare la “famiglia” di Vincent. Hanno raccolto invece solo il parere di sua moglie, mentre non hanno dato ascolto né ai suoi genitori né ai suoi fratelli, tutti portatori di una volontà contraria all’interruzione della nutrizione e dell’idratazione. La decisione dei medici non ha potuto così tener conto di questo diverso punto di vista. Ed è per questo che il giudice ha ritenuto che non potesse aver corso. Ora, però, anche attraverso la stampa, la moglie di Vincent denuncia la “violenza inaudita” della situazione che si è venuta così a determinare: «che il tribunale abbia preso una simile decisione senza neppure ascoltarmi – si legge in un’intervista rilasciata al quotidiano Le Monde dalla moglie di Vincent – è una cosa che mi ha davvero sconvolta».

E prosegue: «È stato permesso solo a una parte di esprimersi. Sono stata esclusa come se non facessi parte della famiglia di mio marito. Ma noi siamo sposati e abbiamo un figlio. Io rappresento sa première famille, quella che lui si è creato, quella che lui ha scelto». La moglie di Vincent rivendica insomma la prevalenza della propria volontà su quella di tutt’altro segno dei genitori e dei fratelli del marito. Sostiene di essere lei – e non già genitori e fratelli di Vincent – a dover rappresentare quella “famiglia” del paziente terminale e in condizione di incapacità, che il legislatore del 2005 ha imposto ai medici di consultare prima di prendere una decisione definitiva sull’interruzione di un trattamento sanitario considerato inutile e sproporzionato, dando corso così alla morte del paziente. Non vi è alcun dubbio, del resto, che, soprattutto nella sensibilità occidentale, la famiglia “parentale” abbia ormai perso di rilievo a tutto vantaggio della famiglia “nucleare”. D’altra parte, anche su un piano più strettamente normativo, è per lo più la relazione familiare che deriva dal matrimonio, e cioè da una scelta libera e consapevole dell’individuo, a costituire il principale punto di riferimento degli effetti giuridici di natura più strettamente personale. Com’è possibile allora che, nel caso di specie, la volontà dei genitori e dei fratelli di Vincent abbia finito per prevalere su quella di sua moglie?