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OMELIA CAMISASCA/ Il segreto di Enzo Piccinini, un uomo senza mezze misure

Camisasca Camisasca

La vita trinitaria, nella quale ogni persona divina si dona e si riceve continuamente dalle altre due, spiega coma mai l’uomo, fatto a immagine e somiglianza di Dio, possa compiersi, misteriosamente, solo nell’apertura all’altro, nella donazione di sé. Il peccato ha reso più difficile e piena di resistenze questa esperienza, ma non ha potuto eliminarla. Tanto è vero che quando incontriamo persone che spendono la loro vita senza riserve per un ideale che va al di là del loro io, persone che con la loro esistenza rimandano a un significato più grande, uomini e donne che affermano la comunione come consistenza si sé, rimaniamo conquistati. Risvegliano in noi qualcosa di profondo. E subito avvertiamo una corrispondenza profonda con ciò che anche il nostro cuore desidera. Ecco, dunque, il segreto di Enzo Piccinini. Egli era un uomo senza mezze misure, un uomo che quando ha scoperto Colui per cui vale la pena vivere lo ha seguito interamente. Era “totalitario” perché viveva un impeto di adesione, una forza di convincimento e una capacità di trascinamento assolutamente singolari.

 

Nella mia vita ho visto poche persone con una simile capacità evocativa: Enzo è stato una calamita per centinaia e migliaia di persone che dall’incontro con lui sono state risvegliate a una vita nuova, avventurosa, avvincente. Hanno incontrato Cristo e sono diventate affascinanti a loro volta. In questo senso egli è stato realmente un “creatore di popolo”, partecipando di quello stesso popolo che don Giussani stava suscitando in Italia e nel mondo. La mia vita si è incrociata con quella di Enzo quasi quarant’anni fa, quando don Giussani mi chiese di trasferirmi stabilmente da Bergamo a Modena. Questo progetto non si è poi realizzato, perché, infine, mi fu chiesto di andare a Roma per curare i rapporti tra il movimento e la Santa Sede. I nostri temperamenti erano diversi, ma siamo stati sempre legati da grande stima e da grande affetto. D’altra parte ciò che ha separato le nostre vite è la stessa esperienza che le aveva fatte anche incontrare e quindi poteva tenerle unite: l’obbedienza a ciò che Dio chiede. Proprio questo infatti, mi colpisce, nell’esistenza Enzo: l’obbedienza a Dio genera una vita piena, realizzata, feconda e originale. Guardando a lui si capisce che obbedire a Dio significa sempre obbedire a coloro che Egli sceglie per guidare la nostra vita. La sua figliolanza da don Giussani lo ha introdotto ad un rapporto personale con Gesù, e così lo ha reso libero, intraprendente e, per questo, padre di tanti. Pensando ad Enzo concentriamoci, perciò, su ciò che è essenziale, su ciò che ognuno di noi può vivere nella propria esistenza: l’obbedienza della fede, la gioia dell’elezione, la creatività dell’amicizia. Affidiamo ora assieme questo caro nostro fratello alla misericordia del Padre e soprattutto chiediamo per noi la stessa sua passione per la gloria di Cristo nel mondo.

 

Amen.

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