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OMELIA CAMISASCA/ Il segreto di Enzo Piccinini, un uomo senza mezze misure

Pubblicazione:lunedì 3 giugno 2013

Camisasca Camisasca

Il vescovo di Reggio Emilia – Guastalla, Massimo Camisasca, ha presieduto la messa in suffragio di Enzo Piccinini, morto in un incidente automobilistico nel 1999. Pubblichiamo il testo completo dell’omelia del 26 maggio scorso.

 

Celebrazione nella Basilica della Ghiara.

 

Reggio Emilia, Basilica della Ghiara, 26 maggio 2013

 

Cari fratelli e sorelle,

 

innanzitutto saluto i familiari di Enzo - sono lieto di poter pregare con loro questa sera - e poi tutti i suoi amici, che non lo hanno dimenticato. Quando morì Enzo ricordo su Tracce l’articolo commosso, commovente per me, di Giancarlo Cesana, che terminava con questa espressione: «Come sempre Enzo ci ha preceduto». È questo anche il senso del mio ricordo. Siamo qui, assieme, per pregare e ringraziare. Pregare per l’anima del nostro amico Enzo che ci ha preceduto, appunto, nell’incontro definitivo con Dio, come ci aveva preceduto tante volte in vita nella testimonianza a Lui. Ma siamo qui anche per ringraziare il Signore. Per la sua vita, per ciò che essa ha rappresentato per tanti di noi. Egli è stato un “terremoto” nell’esistenza di tante persone che lo hanno incontrato. La sua personalità esuberante e “totalitaria”, la sua passione per Cristo, la sua generosità senza limiti hanno cambiato la vita di tanti uomini e di tante donne. Ma qual è stato il segreto della vita di Enzo? Quale il motore del suo instancabile spendersi? È una coincidenza particolarmente significativa il fatto di ritrovarci assieme proprio nel giorno dedicato alla SS. Trinità.

 

La solennità che oggi festeggiamo, introducendoci al cuore del mistero cristiano e della nostra stessa vita, ci aiuta a rispondere a queste domande. Dio è comunione, non è una stella lontana, isolata, fredda, ma è, invece, una stella calda, luminosa, infuocata, è un rapporto di persone. La comunione trinitaria è la terra da cui proveniamo e che spiega esaurientemente il nostro essere uomini e donne, come persone che possono compiersi solo nella relazione con gli altri. Il nostro io si spiega soltanto nel noi. «Il fondo dell’esistenza - scriveva Jean Daniélou - il fondo della realtà, la forma di tutto perché ne è l’origine, è l’amore… Chi dice che il fondo dell’essere è la materia, chi lo spirito, chi l’uno: hanno tutti torto. Il fondo dell’essere è la comunione» (J. Daniélou, La Trinità e il mistero dell’esistenza, Queriniana, 1969, 37). È l’idea sintetica che ha animato la vita e il pensiero di don Giussani, tanto da indurlo a sottolineare questa parola - “comunione” - come nome del movimento che era nato da lui. Ed è l’esperienza centrale a cui ha attinto anche Enzo.


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