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Cronaca

METODO STAMINA/ Il piccolo Leonardo e il "miracolo" in cui credere

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Si dirà: è necessario che l’Istituto Superiore di Sanità, il ministero, l’Agenzia del farmaco, eccetera eccetera vigilino, brevettino, osservino, chiariscano le conseguenze possibili, ci vuol tempo, bisogna attendere. Ma le madri non possono attendere, io non ce la farei ad attendere, mendicherei nelle tribù più remote dell’Africa o dell’Amazzonia un rimedio possibile, una pianta, un fiore, uno sguardo, chissà. 

Io, madre. Ma chi ha scienza e coscienza medica, chi ha responsabilità politiche non può fare così. O meglio, può dire sì, ma a certe condizioni, ben espresse dai provvedimenti presi in apposta commissione. Sperimentazione, che durerà 18 mesi, e anche se i sostenitori del dottor Vannoni sono più che perplessi, perché non si tratta di sperimentare farmaci in laboratorio, spiegano, ma un protocollo diverso, e non ho ben capito quale. 

Certo, liberi tutti di pensare alle lobby dei farmaci che speculerebbero sulla salute di tanti piccoli e grandi, vietando soluzioni su cui le loro mani rapaci non possono accampare diritti. C’è sempre un complotto che cerca di spiegare il male incomprensibile e misterioso, che si tratti di un attentato terroristico o di un’ epidemia. Ci vuole un colpevole, e tutto è più comprensibile, accettabile, si sa per cosa lottare. Io non ci credo. Credo che, tra tanti tiepidi e farabutti, perché no, la maggior parte dei medici e perfino dei politici siano persone coscienziose, prudenti, appassionate, desiderose di spendere ogni attimo per la vocazione che li ha guidati. Penso che bisogna pur fidarsi di loro. Penso che tocca spalancare le porte a chiunque abbia proposte e idee, ma vagliando con attenzione, e trattenendo il valore: se tanti genitori vedono davvero miglioramenti nei loro piccoli, trattati con il metodo Stamina che viene somministrato in alcuni ospedali di Brescia, bisognerà pur tener conto. Non saranno tutti dei visionari. 

La mamma di Leo ha ragione, non sono una credulona, dice. Crede nei miracoli, lei. Eppure quando parla con voce calda e accorata del suo bambino, dice così: “non crederemo mica alla favola che la vita è un miracolo, la vita di Leo è una condanna”. Non è così, Sara, stia sicura. Nessuna vita lo è, tutte le vite lo sono. Dipende da come si guarda. Senza giudicare,  senza dimenticare che io, ripeto, vivrei in Odissea perenne per un piccolo “di più” da regalare a mio figlio. Ma stia certa, la vita di Leo è un miracolo. So che lo pensa anche lei.

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