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NEONATO SENZA GAMBE/ Padre Aldo Trento: quel bambino ha bisogno solo dell’amore dei genitori

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Ma c’è un altro aspetto che colpisce in tutta questa vicenda capitata all’ospedale di Arezzo.

Il personale sanitario ha deciso di chiamare il bambino deforme con il nome di Francesco, proprio come il Papa. In questo modo gli infermieri hanno dimostrato di essere uomini autentici, persone con un’umanità e con un’identità grande. Se lo hanno chiamato Francesco mi commuove ancora di più, perché significa che hanno percepito il grande messaggio di questo Santo Padre che continuamente ci ripete la sua predilezione per i poveri, per i sofferenti e per gli abbandonati.

Quando ho concelebrato insieme a Papa Bergoglio e ho avuto la grazia di essere ricevuto da lui, la sua unica preoccupazione è stata quella di dirmi: “Saluti tanto i suoi bambini, prego per loro e dica loro che preghino per me”. Quello fatto dai medici e dagli infermieri è veramente un gesto commovente. C’è soltanto da pregare perché Dio voglia che i genitori che hanno abbandonato quel bambino cambino idea. Si tratta di certo di persone profondamente sole, le quali a loro volta devono avere subito qualche forma di violenza. Solo Dio può toccare i loro cuori fino a convincerli a riaccogliere quel bambino che hanno abbandonato.

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COMMENTI
05/06/2013 - L'Amore non ci basta mai... (claudia mazzola)

Confrontavo la storia di mia cugina Cinzia che ha perso due bambini gemelli in un aborto e la nascita di un bimbo malformato ma vivo. Lo smarrimento di entrambi genitori che chiedono aiuto. I genitori di Francesco hanno paura. Per me tornano a prenderselo, chiediamolo a Gesù Bambino.

 
05/06/2013 - Aiuto!!!! (stefano ascheri)

Che paura! E se fossi li davanti a quel bambino, con la responsabilità della sua vita? La prima reazione molto probabilmente sarebbe: non riesco, non ce la posso fare! Tutto nell'istante in cui rispondo a questa provocazione. Se devo riuscire, se devo farcela ho già gettato la spugna sono già finito. Voglio invece immaginare di non riuscire, per scoprirmi mancante e fragile come quel bambino fino ad urlare aiuto! Ma aiuto si grida a qualcuno, qualcuno che magari non sai se è li adesso ma sai che c’è. Qualcuno in cui la vita può anche naufragare sotto il peso della fatica e del dolore. Solo dentro un grande amore come dice Leopardi ”… il naufragar mi è dolce in questo mare”.