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CASSAZIONE/ Il divorzio imposto per cambiamento di sesso è una violazione dei diritti costituzionali

La Corte di Cassazione solleva il dubbio di costituzionalità sulla decisione presa dal comune di Mirandola di sciolgiere un matrimonio perché uno dei due aveva cambiato sesso

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Il caso è quello di una coppia, uomo e donna: il primo ha portato a termine il cambiamento di sesso ed è diventato donna. Davanti a questo cambiamento, in base all'articolo 4 della legge 162 del 1982, l'ufficiale di stato civile del comune di Mirandola dove risiede la coppia, ha pensato che andasse aggiornato, in seguito al cambiamento di sesso, anche il registro degli atti di matrimonio. Il cambiamento di sesso dunque, ha deciso il comune, comporta automaticamente lo scioglimento del matrimonio. Ma la coppia che adesso è costituta da due donne ha fatto ricorso contro la decisione di scioglimento del loro matrimonio. Non si è detta d'accordo con al decisioen dle comune accogliendo il ricorso la Corte di Cassazione: tale scioglimento dovuto  alla rettificazione del sesso di uno dei due componenti sarebbe per la Corte discriminatorio, violando i diritti fondamentali della persona. "Le scelte appartenenti alla sfera emotiva e affettiva costituiscono il fondamento dell'autodeterminazione e si esplicano al di fuori di qualsiasi ingerenza statuale". Il matrimonio dicono ancor ai giudici, è fondato in via esclusiva sul "canone indefettibile del consenso" dice la sentenza. La Cassazione ha dunque disposto il rinvio alla Consulta del caso: sul divorzio imposto a chi cambia sesso peserebbe infatti il dubbio di costituzionalità. Sul ricorso della coppia il ministero dell'interno aveva presentato reclamo, ma i giudici lo hanno rigettato. 

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