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CASO MORO/ Giovagnoli: ecco perché le dietrologie su Cossiga non reggono

Pubblicazione:lunedì 1 luglio 2013

Aldo Moro (Immagine d'archivio) Aldo Moro (Immagine d'archivio)

Dopo la lettura delle due interviste restano invece aperti altri interrogativi, che si aggiungono a quelli da sempre senza risposta, come i seguenti: perché i brigatisti per lasciare l’auto scelsero un posto così pericoloso per loro? perché aspettarono tanto tempo prima di dare l’annuncio? quale fu l’ ora esatta della morte di Moro? e via dicendo. Un primo interrogativo riguarda la convocazione dell’artificiere da parte della polizia, alla quale era stata segnalata un’auto sospetta che poteva contenere una bomba. Segnalazioni di questo tipo, come ricorda Raso, erano frequenti in quei giorni e quindi il suo intervento era in un certo senso di routine. Non sappiamo però la fonte della segnalazione: un passante? una telefonata anonima? le stesse Br? 

In ogni caso, la dinamica degli avvenimenti induce a credere che quando l’artificiere fu convocato e cominciò il suo lavoro, né la polizia né lui avevano il sospetto che la macchina contenesse il corpo dello statista rapito da 55 giorni: egli svolse il suo lavoro da solo e in tutta tranquillità senza particolari misure prese dalla polizia per isolare la zona o iniziative simili. 

Secondo interrogativo. Raso afferma che Cossiga sarebbe già stato presente intorno alle 11,15. Questo è indubbiamente l’elemento più sorprendente di tutto il racconto: se fosse vero, perché il ministro dell’Interno si sarebbe interessato di una semplice controllo di routine su un’auto sospetta? Tale elemento, però, da solo non porta da nessuna parte – come ha notato Rino Formica − e volendolo assumere come indizio di una conoscenza anticipata dell’informazione che l’auto davvero conteneva il corpo di Moro, non si comprende perché: a) Cossiga si sia fatto vedere sul posto già alle 11,15 se avesse voluto mantenere celata la sua conoscenza anticipata; o b) non abbia disposto un più ampio spiegamento di forze dell’ordine e si sia allontanato prima della conferma di quanto già sapeva, per poi tornare successivamente, nel caso non avesse motivi per tenere celata la sua conoscenza della notizia. Insomma, si tratta di interrogativi che – pur lasciando aperte diverse incertezze – non configurano elementi per parlare di complotto e, in particolare, per gettare su Cossiga ombre inquietanti. A questo proposito, come ha sottolineato Macaluso, non si può non rilevare che tali informazioni date da Raso e dal suo collega emergono dopo la scomparsa di Cossiga e Andreotti che avrebbero potuto smentire o precisare le loro ricostruzioni. 

Insomma, anche in assenza di elementi solidi, le teorie del complotto continuano a trovare alimento. Sono stati appena pubblicati due nuovi libri sul caso Moro e la procura di Roma ha aperto un nuovo fascicolo sul suo omicidio. Tutto lascia supporre che si continuerà ancora a lungo su questa strada. Io stesso, di tanto in tanto, vengo raggiunto da mail che mi promettono sorprendenti verità. Ancora, però, non sono seguiti elementi concreti a sostegno di tali verità. E sarebbe strano se così non fosse: un complotto che si rispetti deve restare per sempre avvolto nel mistero. 



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