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STATO-MAFIA/ Sechi: se Riina era andreottiano, Scalfaro cos'era?

Pubblicazione:giovedì 11 luglio 2013 - Ultimo aggiornamento:giovedì 18 luglio 2013, 14.35

Mario Mori (InfoPhoto) Mario Mori (InfoPhoto)

Guardi, sono le indagini della magistratura a darci una versione di come andarono le cose. Provenzano in cambio della sua loquacità si assicurò una comoda latitanza, ma anche il privilegio di potere mettere le mani nel covo di Riina, rovistarlo ben bene, in maniera da fare sparire le prove che potevano compromettere altri mafiosi e la stessa organizzazione criminale. Forse Ciancimino potrebbe dirci di più nei prossimi mesi, e Riina potrebbe decidersi ad essere meno enigmatico.

E i servizi? Sono sempre inattendibili o deviati?
Il lavoro del contro-spionaggio non si svolge col rito e con le regole di un ballo di gala per celebrare il compimento dei 18 anni ed entrare in società. Funzionari e agenti ricevono un mandato delicato e si servono di mezzi non di rado al limite della legalità. Contano i risultati, cioè se riescono o no a realizzare gli obietivi indicati nel mandato ricevuto. Hanno liberato Ciro Cirillo e la Sgrena, e negli anni Novanta sono riusciti ad arginare le stragi e ad  assicurare alle patrie galere la leadership della mafia.

Ma quando sbagliano, il prezzo è molto pesante. Mi riferisco alla condanna a morte di Borsellino.
Non condivido la sua certezza, ma il dubbio sì. Qualcuno, negli uffici dei servizi, deve avere spiattellato la notizia che il procuratore di Palermo era ostile alla trattativa mafia-Stato, e a quel punto Riina, Provenzano ecc. si sono sentiti "coperti", cioè autorizzati a farlo fuori. Chi parla troppo non serve lo Stato, ma i suoi nemici.

La Dc, in alcune sue correnti, era legata alla mafia?
Non era necessario che lo rivelasse Riina. Basta leggere la relazione di un magistrato indipendente come Salvatore Scaduti, cioè la sentenza sul processo Andreotti in cui si ricostruisce un trentennio di vita politica italiana, dalle Alpi al Lilibeo. Andreotti venne assolto per l'ultima parte della sua attività politica, ma venne condannato per la prima parte (la pena per via dei tempi lunghi, si era prescritta). Il bacino elettorale di un fedelissmo di Andreotti come Salvo Lima conteneva anche i voti di clan mafiosi. Ma la mafia non era andreottiana, né pannelliana, né martellina, per la semplice ragione che essa tratta, cioè fa accordi e scambia favori, con qualunque forza o protagonista politico. Ed esige che le cambiali vengano onorate.

Lei pensa che l'ex capo dello Stato Luigi Salfaro abbia favorito oggettivamente il disegno della mafia di indebolire lo Stato?
Si può solo dire che alcune vicende legate alla "promozione" di alcuni uomini ai vertici dello Stato (Mancino, Capriotti, Di Maggio, ecc.) o alla loro "punizione" (gli ex ministri Martelli e Scotti) si intrecciarono con l'adozione delle misure di revoca del carcere duro, lo sviluppo della trattativa, e altro. È un dibattito aperto se si trattò di una combinazione degli astri o di un disegno consapevole.

(Federico Ferraù)



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COMMENTI
11/07/2013 - Domande attuali (Giuseppe Crippa)

Ricordo che “Forza Italia! Associazione per il buon governo” è stata legalmente costituita il 29 giugno 2003 e che Silvio Berlusconi aveva fatto esternazioni di natura politica già a partire dalla seconda metà del 1992. La mafia mise in atto il 28 luglio 1993 due attentati potenzialmente gravi nelle chiese di san Giovanni in Laterano e di San Giorgio in Velabro, ed uno potenzialmente gravissimo il 31 ottobre 2003 allo Stadio Olimpico di Roma. Forza Italia quindi non è nata dopo la fine della strategia stragista… In attesa della sentenza della Cassazione che potrebbe confermare definitivamente il concorso esterno di Marcello Dell’Utri in associazione mafiosa continuiamo pure a porci l’attualissima domanda: “La DC, in alcune sue correnti, era legata alla mafia?”