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Cronaca

PAPA & MARKETING/ Il "brand" della Chiesa? Nasce dall’amore per l’uomo

Di recente, è stato detto che la Chiesa è equiparabile ad una qualunque multinazionale, con al vertice il Papa, che sfrutta al meglio il proprio brand. Il commento di RAFFAELE IANNUZZI

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Insisto sul punto dolente: benedetti nemici. Vale per i sostenitori dei matrimoni omosessuali e vale per i nuovi detrattori di Papa Francesco. In entrambi i casi, i limiti sono del tutto evidenti, ma bisogna andare al di là del limite ed accettare la sfida sul terreno proposto e spesso scaraventato addosso dall’avversario. Non sono mai stato irenista. Ho sempre amato la canzone del grande Franco Califano, “Tutto il resto è noia”, e non mi scandalizzo pressoché per niente. Del resto, gli indignati in servizio effettivo permanente superano i detrattori, ricolmando di flop semantici l’aere, già di per sé inquinato da una moltitudine di castronerie che, a sommarle tutte, occuperebbero gli spazi dei continenti, abitati da noi poveri mortali, da parte a parte.

Cos’abbiamo oggi davanti? Qual è il menù? Eccolo, un po’ fritto à la carte e con roba di scarto, ma è buono per cominciare a dividere il grano dal loglio. Su questo, mai transigere: salutisti integrali, perfino integralisti. Dunque, chiarire, distinguere e mai trangugiare il veleno. Abbiamo questo menù: un non meglio definito tizio o collettivo di sagaci laiconi che rimasticano l’ “attualese”, l’ultima neolingua che pare nerboruta e invece si avvicina ai corpi duri come un fuscello, scoprono l’acqua calda: la Chiesa è un “brand”. Non solo: questo fantomatico e ovviamente scellerato “brand” è oggi alimentato e veicolato da un “miliardario scalzo”, “un altro miliardario scalzo”, che risponde al nome di Papa Francesco, un vero mago dell’immagine buona della Chiesa Insomma, un dritto di tre cotte, mica uno qualsiasi.

E cosa fa questo genio della comunicazione massmediatica, vedendo la crisi della Chiesa? Semplice ed efficace: va a Lampedusa e fa il povero fra i poveri. Insomma, si intruppa fra gli immigrati e se ne fa portavoce - come se non fosse il padrone del 20% del patrimonio immobiliare italiano e di tanta altra bella “roba”, di verghiana memoria -, rilanciando l’aura di una Chiesa povera e serva degli ultimi della terra, di quei poveracci che muoiono tra i flutti, mentre cercano disperatamente di salvarsi dalle guerre degli occidentali, per poi vedersi rifiutati, una volta toccato il sacro suolo nazionale.