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PAPA & MARKETING/ Il "brand" della Chiesa? Nasce dall’amore per l’uomo

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E, in fondo, non ce ne frega niente di esserlo, ci pianno quegli brutti, sporchi e cattivi, come noi, così siamo sempre a casa.

La casa non è come quella del Mulino Bianco, è sgarrupata e stanca, ma…

“Essi cercano sempre d’evadere/ dal buio esterno e interiore/sognando sistemi talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno d’essere buono” (Eliot, “Cori da “La Rocca “).

Essi: siete voi. Ottime intenzioni, le vostre, sempre a detrimento della dignità altrui, naturalmente, dimostrando che di buone intenzioni sono lastricate le vie dell’inferno. Ma il buio, quel buio, nottetempo, di casa in casa, assale a sempre assalirà anche voi e, un bel giorno, vi ritroverete a guardare allo specchio la stessa faccia, ma un po’ più scavata da ciò che avete schivato, per tutta la vita: voi stessi.

E’ tutta qui la vicenda dell’uomo: se ti guardi fino in fondo, capisci che Mons. Scarano sei tu.

E capisci che non c’è nessuno scandalo ad essere quel “brand” che si è, anche quando si debba seguire, alla lettera, la lezione – e qui tenetevi forti, cari amici detrattori – del Card. Newman, uomo di parole nette ed essenziali, il quale ha bestemmiato così:

“Strettamente parlando, la Chiesa cristiana, come società visibile, è necessariamente una potenza politica o un partito. Può essere un partito trionfante o perseguitato, ma deve sempre avere le caratteristiche di un partito, che ha priorità nell’esistere rispetto alle istituzioni civili che lo circondano e che è dotato, per il suo latente carattere divino, di enorme forza ed influenza fino alla fine dei tempi”.