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MALALA ALL'ONU/ La scuola che apre al vero non è solo penne, libri e tablet

Pubblicazione:domenica 14 luglio 2013

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Un discorso di grande forza morale quello pronunciato all'Onu dalla giovane pakistana sedicenne, Malala, la ragazza che i talebani hanno tentato di zittire sparandole il 9 ottobre 2012, un discorso che documenta come possa venire dal cuore l'impeto per combattere ogni violenza, per superare gli ostacoli che i pregiudizi mettono sul percorso dell'umano.

E in questo discorso, che testimonia come una ragazzina possa essere più forte della barbarie perché ascolta il cuore, lo segue e lo asseconda nel suo impulso, Malala arriva a mostrare l'importanza decisiva dell'istruzione. "Prendiamo in mano le nostre penne e i nostri libri, sono molto più potenti delle armi" ha detto in modo vibrante Malala, urgendo affinché alla violenza talebana si opponga il potere dell'istruzione. Penne e libri contro le armi, una richiesta più che giusta, cui si deve rispondere in modo deciso e immediato, e giustamente Malala ha fatto questa richiesta all'Onu, che deve essere in prima linea nel compito dell'istruzione. Il 2 giugno 1980, in un memorabile intervento all'Unesco, Giovanni Paolo II affrontò questa grave problematica, è importante oggi ritornarvi per dare all'appello di Malala la giusta forza.

"Si afferma in fondo - disse il Papa in quel frangente - che l'uomo è se stesso mediante la verità, e diventa sempre più se stesso mediante la conoscenza sempre più perfetta della verità. Vorrei qui rendere omaggio, signore e signori, a tutti i meriti della vostra organizzazione e nello stesso tempo all'impegno e a tutti gli sforzi degli Stati e delle istituzioni che voi rappresentate, sulla via della popolarizzazione della istruzione a tutti i gradi e a tutti i livelli, sulla via dell'eliminazione dell'analfabetismo che significa la mancanza di ogni istruzione anche la più elementare, mancanza dolorosa non solo dal punto di vista della cultura elementare degli individui e degli ambienti, ma anche dal punto di vista del progresso socio-economico. Ci sono degli indici inquietanti di ritardo in questo ambito, legati ad una distribuzione dei beni spesso radicalmente ineguale e ingiusta: pensiamo alle situazioni nelle quali esistono, accanto ad una oligarchia plutocratica poco numerosa, moltitudini di cittadini affamati che vivono nella miseria. Questo ritardo può essere eliminato non per la via di lotte sanguinarie per il potere, ma soprattutto per la via dell'alfabetizzazione sistematica attraverso la diffusione e la popolarizzazione dell'istruzione. Uno sforzo così orientato è necessario se si desidera operare per i cambiamenti che s'impongono nell'ambito socio-economico. L'uomo che «è più» grazie anche a ciò che «ha» e a ciò che «possiede», deve saper possedere, vale e dire disporre e amministrare i mezzi che possiede, per il suo bene proprio e per il bene comune. Per questo fine l'istruzione è indispensabile". 


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