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ABORTO/ Waters: con il "trucco" del suicidio ora è più facile

Pubblicazione:lunedì 15 luglio 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 16 luglio 2013, 18.32

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Per ironia, la situazione attuale ha le sue radici in un emendamento del 1983 alla Costituzione irlandese, che si proponeva di blindare la protezione del bambino non nato. Sfortunatamente, l'effetto dell'emendamento da un punto di vista legale è stato di mettere in contrapposizione i diritti della madre con quelli del figlio, lasciando i dettagli dell'applicazione alla decisione dei vari tribunali, che hanno teso ad adeguarsi all'ideologia o all'onda dell'opinione pubblica, dipendenti a loro volta dalle circostanze particolari relative all'ultimo caso di risonanza pubblica. 
Paradossalmente, quindi, l'apertura all'aborto della legislazione irlandese può essere attribuita, in ultima analisi, al tentativo dei pro-life di ottenere una completa protezione costituzionale per il non nato.

Anche la nuova legge potrebbe nel tempo portare a risultati inaspettati. Un possibile esito deriva dal fatto che la legge non prevede limiti di tempo per l'aborto e questo, insieme all'introduzione nella legislazione irlandese, per la prima volta, della possibilità del suicidio come motivo per abortire, può aprire la porta a un regime estremamente "progressista" sull'aborto.
La clausola sul suicidio prevede una procedura rigorosa, che comporta la firma di diversi medici  all'autorizzazione dell'aborto per il rischio di suicidio, ma c'è chi fa notare che, nel caso di intenzioni suicide, le condizioni sono decisamente diverse da una normale situazione medica. In alcuni casi, si fa presente, proprio l'esistenza del figlio è alla base della propensione al suicidio e che, quindi, il problema permane fintanto che il bambino vive.

La conseguenza è che la "soluzione" della minaccia di suicidio della donna potrebbe richiedere la deliberata uccisione del bambino, anche quando il bambino avesse raggiunto la possibilità di sopravvivere al di fuori del grembo materno.



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