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ABORTO/ Waters: con il "trucco" del suicidio ora è più facile

Pubblicazione:lunedì 15 luglio 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 16 luglio 2013, 18.32

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Con l'approvazione del controverso Protection of Life During Pregnancy Bill 2013 (Protezione della vita durante la gravidanza), l'Irlanda ha fatto un altro passo, forse due o tre, nella direzione di un facile accesso all'aborto. Dal punto di vista "pro-choice" (in favore della libertà di scelta), questa è la "vittoria" senza dubbio più significativa in oltre trent'anni di agitazioni. Malgrado il governo insista che questa legge non fa altro che "chiarire" la situazione esistente, è evidente che essa può aprire molte porte a una regolamentazione più "progressista".

Questa legge ha la sua origine in una lunga serie di controversie nelle quali diverse donne incinte hanno acquisito, talvolta anonimamente, talvolta no, una posizione iconica nel dibattito pubblico in Irlanda.

L'ultimo caso è stato quello di una donna indiana, Savita Halappanavar, morta in ospedale lo scorso ottobre in conseguenza di un'infezione. Il marito ha dichiarato che la moglie aveva chiesto più volte di abortire, ma che la sua richiesta era stata rifiutata ogni volta, perché era udibile il battito cardiaco del feto. Ha anche dichiarato che era stato detto loro che questa era la legge e che "questo è un Paese cattolico".

Questa versione è stata diffusa in ogni parte del mondo, insieme all'idea che Savita era morta in un Paese oscurantista, un Paese ossessionato da sottigliezze teologiche e concezioni sorpassate. Ci sono voluti sei mesi prima che la verità emergesse: l'inchiesta sulla morte di Savita ha rivelato numerose mancanze procedurali, accanto a una certa confusione nella corretta interpretazione della legge, che riconosce uguali diritti alla protezione di madre e bambino, fino al momento in cui la vita della madre sia in pericolo. 

L'inchiesta ha anche posto in evidenza che in nessun momento sarebbe stato possibile un aborto legale con qualche possibilità di salvare la sua vita. È poi risultato che la frase "questo è un Paese cattolico" era stata detta da un'ostetrica ai margini della questione e solo come commento alle origini della legge. Quindi, era stata detta nel corso di una conversazione occasionale non collegata alle questioni relative al trattamento medico di Savita.

Il caso Halappanavar, tuttavia, ha fatto sì che si riaprisse l'intero dibattito in tema di aborto, compresa una questione sorta vent'anni fa, nel 1992, quando a una ragazza di quattordici anni violentata da un vicino fu concesso, dalla Corte Suprema, di abortire in base al fatto che quella gravidanza l'avrebbe indotta al suicidio. Questo caso, noto come "caso X", non è mai stato regolato per legge ed è tornato alla ribalta con la tragedia di Savita, portando alla proposta del Protection of Life During Pregnancy Bill.


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