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PROCESSO RUBY 2/ Da Mora a Berlusconi, se la vera sentenza è quella di giornali e tv

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Lele Mora (Infophoto)  Lele Mora (Infophoto)

Gli italiani hanno un temperamento tale da vivere persino i processi come fossero grandi opere della Commedia dell'Arte. Seduto, davanti a un tribunale trasformatosi in palcoscenico, il cittadino medio si tramuta in spettatore seguendo le vicende intricate dei diversi protagonisti alle prese con la Giustizia come fossero tante maschere portate da altrettanti attori, e diventa pronto a etichettare il verdetto come “giusto” o “ingiusto” a seconda del fatto che sia o meno favorevole ai personaggi che più gli stanno a cuore. Unico dettaglio che, alle volte, gli amanti del teatro dimenticano è che un processo, per quanto mediaticamente accattivante possa essere, sempre processo rimane, con imputati condannati o assolti che, per quanto simpatici o antipatici possano risultarci, sempre assolti o condannati rimangono. Dura lex, sed lex, direbbero gli Antichi. E così, nell'ambito del processo “Ruby bis”, a 26 giorni dalla condanna di Silvio Berlusconi a sette anni per concussione e prostituzione minorile e all'interdizione dai pubblici uffici, altri tre indagati sono stati giudicati colpevoli: Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti. I primi due sono stati condannati a sette anni per favoreggiamento e induzione alla prostituzione – Mora minorile e Fede di ragazze maggiorenni – mentre l'ex consigliere regionale è colpevole di favoreggiamento alla prostituzione e assolta, per non aver commesso il fatto, per quanto riguarda il favoreggiamento e induzione alla prostituzione di Ruby. Conto salato o in linea con la condanna di primo grado inflitta al Cavaliere? Ce ne parla Luca Fazzo, firma de Il Giornale.

 

Quella del tribunale non è certo la sentenza che gli imputati speravano.
Già, è una condanna pesante: nonostante a Fede e Mora siano state derubricate le accuse di favoreggiamento o induzione il conto rimane lo stesso che la Procura aveva presentato, cioè sette anni. In ogni caso, non c'è da stupirsi più di tanto, perché per condanna, ricostruzione dei fatti e conclusioni alle quali si è arrivati, questo processo si sovrappone a quello che ha visto la condanna di Berlusconi sempre a sette anni.

 

Quella a cui è andata meglio è la Minetti.
Meglio, ma non bene. Si vede assolta - a ragione, tra l'altro - dalle accuse relative a Ruby, con la quale non aveva mai avuto niente a che fare, ma si è presa cinque anni che sono comunque una condanna importante.

 

Questo è stato un processo molto discusso: pensa che l'irrompere del gossip e dello scandalo in politica possa aver influenzato i giudici?
I giudici di entrambi i processi sono seri e non credo che si siano fatti più di tanto impressionare dal clima “gossipparo” che si respirava. Il quadro che è uscito da questa vicenda più che in Italia ha fatto impressione e ha pesato all'estero, dove sono tre anni che non si parla d'altro che riguardi il nostro Paese che non so quanto ci abbia guadagnato. 

 

Quindi nessuno potrà parlare di “sentenza politica” figlia dell'antibelusconismo?
Mi auguro di no: credo che a questa sentenza si debba guardare con rispetto. Da un cento punto di vista si può dire che è “politica” perché influirà sulla vita politica, ma pensare che tutti gli imputati siano stati condannati perché gravitanti nell'orbita del PdL è francamente eccessivo.

 

In ogni caso siamo ancora al primo grado...



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