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MORTO ANDREA ANTONELLI/ Caro papà Arnaldo, da oggi inizia la tua vita da Figlio del Mistero

Pubblicazione:martedì 23 luglio 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 23 luglio 2013, 18.35

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Eppure la realtà, la vita, proprio quando urge e ci porta agli estremi confini del dolore, ci costringe a dare il giusto nome alle cose e alle persone. Mai come oggi lei sta imparando che Andrea non era suo o di sua moglie, Andrea era un dono. Noi non possiamo far nulla per togliere il dolore, ma la sofferenza - che è la nostra percezione del dolore - quella possiamo curarla. Nella misura in cui noi non impariamo a chiamare le cose con il loro nome, nel momento in cui la vita le tratta per quello che sono, noi soffriamo in un modo gigantesco. Ma se ci educhiamo a dare il nome giusto alle cose, allora quando il dolore arriva - perché il dolore non si può evitare - allora la sofferenza può trovare sentieri stupendi per esprimersi e per ricostruire la nostra vita.

Ogni figlio è un dono. Ed ogni figlio ci è dato per essere restituito. L'illusione borghese, invece, tratta i figli come  parti fondamentali di un disegno di benessere cui noi abbiamo diritto. In quest'ottica i nostri figli diventano dei "dovuti", non dei "donati". Raramente siamo disposti a restituire ciò che ci è dovuto, ciò che il Cielo ci deve per compiere il nostro bene. Lo dico pensando a William e Kate e a tutte le coppie che non possono avere figli, come a quelle che ne hanno avuto recentemente: quella creatura non è vostra, vi è stata consegnata per un destino misterioso, infinito, dinnanzi al quale potete solo inginocchiarvi.

Per questo la Chiesa pone, con la sua incredibile sapienza, il gesto del Battesimo come inizio di ogni cammino umano. Non per assicurarsi un'altra opzione religiosa da esibire nelle statistiche, nè per cristianizzare un rito di iniziazione e accoglienza tipico di molte specie di mammiferi, ma per un atto di onestà della ragione che fa dire ai genitori cristiani di fronte al popolo: "questo non è mio, è di Cristo".

Come stona tutto questo col nostro continuo trascorrere la vita a difendere i nostri pargoli, a fare branco con loro, senza renderci conto che la loro statura non consiste nell'essere nostri, ma nell'essere voluti come sono volute le stelle in questo magnifico cielo d'estate. "Non insegnate ai bambini la vostra morale" supplicava Gaber in una delle sue ultime invettive contro la borghesia, "accompagnateli con discrezione verso il loro destino" aggiungerebbe don Giussani. Questa è la strada del bene, la strada del compimento, che ci prepara non al dolore - sarebbe ipocrita anche solo pensarlo - ma alla dignità che cela ogni sofferenza. 


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