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CASO ABLYAZOV/ Dietro il blitz ci sono le banche creditrici?

Pubblicazione:martedì 23 luglio 2013

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Il caso kazako si tinge ulteriormente di giallo. Fiorenza Sarzanini, dalle pagine de Il Corriere della Sera, aggiunge alcuni elementi che modificano radicalmente il quadro degli eventi. Mukhtar Ablyazov, il dissidente kazako la cui moglie Alma Shalabayeva e la figlia, Alua, sono state consegnate dall’Italia alle autorità di Astana il 31 maggio, pare avesse messo in piedi una truffa, nel suo Paese, da dieci miliardi di euro. E proprio quando era presidente della Bta, la banca più importante del Kazakistan. Ablyazov avrebbe concesso enormi prestiti a istituti ed enti irrintracciabili, dietro molti dei quali ci potrebbe essere lui stesso. La banca aveva intentato contro di lui causa proprio in Gran Bretagna, dove l’uomo aveva ricevuto asilo politico, e scappando dalla quale avrebbe perso lo status di rifugiato. Ebbene, la vicenda, che ha inizio il 28 maggio scorso con la visita di Andrian Yelemessov, ambasciatore kazako, alla questura di Roma e che si conclude con la consegna delle donne, potrebbe rappresentare il frutto di un ricatto all’Italia. Perché «nella lista dei creditori, si scopre adesso, ci sono anche otto istituti di credito italiani, inseriti nell'elenco delle vittime di frodi di Ablyazov». Negli atti raccolti in Gran Bretagna, si scopre che «tra i creditori che a livello internazionale erano stati vittime delle frodi di Ablyazov figuravano i seguenti istituti di credito italiani: Unicredito italiano, Banca popolare di Vicenza, Banca Monte dei Paschi di Siena, Mediobanca, Banca agricola mantovana, Banca nazionale del lavoro, Banca Antonveneta, Banca Ubae». Come spiega la Sarzanini, «tutti insieme hanno ottenuto il sequestro dei suoi beni».



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