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Cronaca

GMG RIO 2013/ La giornalista: vi racconto il mio "volo" con papa Francesco

Papa Francesco (InfoPhoto)Papa Francesco (InfoPhoto)

Come un parroco fuori dalla Chiesa, la domenica dopo la messa. Credetemi, alcuni piangevano come bambini. Io no. Ero troppo felice, nel consegnarli il libro di un amico e le preghiere dei miei nipotini, innamorati pazzi, come tutti, di Papa Francesco. Non che sia riuscita a spiaccicare più di dieci parole, ma stavo bene, a mio agio, davanti a quell'uomo in bianco, interessato alla mia vita, che mi guardava tranquillo. Quando sei di fronte ad un uomo vero, non ti fai − e non gli fai − tante domande. Lo guardi e basta. 

Certo c'è stato chi gli ha chiesto un consiglio su cosa leggere, chi gli ha regalato la bandiera del proprio paese, chi si faceva benedire tutta la valigia da cabina, chili di coroncine e rosari, più la foto dei parenti fino al terzo grado, ma anche chi si avvicinava per sussurrare qualcosa sulla spalla, o per baciarlo a schiocco sulle guance. Certi di trovare la consolazione di un istante, l'attenzione misericordiosa che caratterizza il suo pontificato, la benevolenza di un cuore largo. È stato in piedi per tutto il tempo, a stringere mani, scrutare volti, ascoltare lingue e accenti tra i più variegati. E sembrava felice. Mi correggo, "era" felice. Di farsi carico di tutta quella umanità ansiosa, magari presa e stritolata dalle deadline, le righe da spedire, la connessione impossibile, le bizze dei colleghi al desk, piena di sé quando deve azzardare analisi e ipotizzare scenari, ma sicuramente travolta dal suo fascino naturale e accogliente, dalla sua volontà di stabilire un'alleanza, un'amicizia per il bene. Valentina Alazraki, vaticanista messicana con 34 anni di viaggi papali sulle spalle, era stata incaricata di salutare il pontefice a nome del gruppo, in uno spagnolo colorito e familiare, al suo arrivo tra i giornalisti. Aveva usato un'espressione latina per dire che sapeva bene che i giornalisti non gli vanno a genio: "non siamo i santi della sua devozione", aggiungendo, e scatenando una sonora e papale risata, che sembrava qualcuno sceso nella fossa dei leoni. Beh, alla fine sembra che i leoni, Francesco, li abbia addomesticati. Anzi prima di lasciarci ha persino detto di sentirsi un po' come il profeta Daniele: triste, perché in fondo le bestie non erano poi così feroci. Sigh!        

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