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Cronaca

GMG RIO 2013/ La giornalista: vi racconto il mio "volo" con papa Francesco

Durante il volo verso Rio de Janeiro papa Francesco si è intrattenuto con i giornalisti al seguito. Ha prestato attenzione alle parole e al viso di ognuno. C'era anche CRISTIANA CARICATO

Papa Francesco (InfoPhoto)Papa Francesco (InfoPhoto)

La sveglia suona all'alba e non sai se scaraventarla contro il muro o affogarla tra i cuscini. Anche perché hai la netta percezione che nei prossimi otto giorni non ti capiterà più di  avere la chiara cognizione di cosa strilla e sguaita al tuo risveglio tanto grave sarà il tuo stato di incoscienza. La vita del vaticanista embedded è dura, anzi durissima, a cominciare dai traumi plurimi provocati dalle levatacce all'alba e dallo svuotamento della propria libertà e identità personale, in cambio di una catalogazione in base alla testata di appartenenza e ad un tesserino "vamp" prezioso quanto il proprio sangue. Però a volte ripaga dal martirio di intruppamenti marziali (necessari e obbligati per mantenere ordine e disciplina in un gruppo dall'egocentrismo dilagante) e dai ritmi da miniera (giuro che a volte in un intero viaggio papale non si riesce a vedere la luce, seppelliti in sale stampa con aria condizionata a palla e poltrone e moquette con stampa animalier). 

Come è accaduto ai 76 giornalisti, corrispondenti, fotografi e cameramen al seguito di Francesco, tanto sciagurati quanto fortunati, stivati con computer, obiettivi, ipad, registratori e macchine varie in coda all'airbus 330 dell'Alitalia che ha portato Bergoglio non proprio a casa, ma vicino. Dopo il risveglio shock, la corsa all'aeroporto e l'inevitabile trafila per entrare nella truppa degli accreditati sul volo papale abbiamo avuto la non ultima soddisfazione di passare ben più di un ora con l'uomo che non a caso è diventato l'icona glamour di Vanity Fair e Time, l'idolo delle periferie del mondo, il pastore amatissimo di una Chiesa in piena fioritura. 

Il Papa alla vigilia aveva esibito una incurabile allergia alle interviste plurime, avvertendo che non avrebbe risposto alle domande ad alta quota ma che era intenzionato a dedicare a ciascuno dei giornalisti a bordo qualche minuto. Non il Francesco-pensiero, ma Francesco stesso. Sebbene appartenga ad una categoria che in più di un'occasione si è rivelata popolata di bestie (soprattutto nel commentare, oltre che riportare fatti e notizie vaticane) mi ha sorpreso vedere come i miei colleghi si siano tuffati a capofitto nell'occasione che si presentava, evitando di strappare al pontefice qualche commento o discutibile esclusiva, quanto piuttosto approfittando per metterlo a parte dei loro affetti, delle amicizie comuni, delle gioie e degli inevitabili carichi di dolore. 

Insomma oltre il Papa, sovrano della città del Vaticano, leader morale internazionale, capo della cattolicità, abbiamo visto il pastore puro e semplice, interessato alla quotidiana fatica di un gruppo di uomini e donne, disgraziati e felici come molti altri sul pianeta. E lui si è concesso a tutti, dispensando sorrisi, cenni del capo, aneddoti e abbracci, benedizioni e consigli.