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J'ACCUSE/ Del Turco: io, il corrotto in Panda condannato senza prove

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Ottaviano Del Turco (InfoPhoto)  Ottaviano Del Turco (InfoPhoto)

È incredibilmente tranquillo e sereno, Ottaviano Del Turco. E, soprattutto, combattivo: il giorno dopo la sentenza che lo ha condannato a nove anni e sei mesi per vari reati tra cui la corruzione - e non più la concussione -, non le manda a dire, e si leva tantissimi sassolini dalle scarpe. Pd, procuratori vecchi e nuovi, giustizia malata: ne ha per tutti dalla sua abitazione di Collelongo, in provincia dell’Aquila, dove ha ricevuto tante telefonate. Ha risposto a tutte, perché con tutti ha voluto spiegare ancora una volta la sua versione dei fatti.

 

Presidente, innanzitutto come va? Com’è il suo umore?

 

È capitato a tutti di svegliarci la mattina con l’amaro in bocca, vuoi per una cena andata male o per un incubo: è una sgradevole sensazione fisica. Io, invece, mi sono svegliato con un’amarezza addosso, che è uno stato d’animo. Terribilmente strano. Man mano che passavano le ore, però, quest’amarezza si è trasformata in serenità.

 

Addirittura?

 

Certo. Quello che è successo ieri è talmente abnorme che mi fa ben sperare per il futuro. Un’assurdità mai vista. Per cinque anni si è parlato di un processo in cui nei confronti del sottoscritto è stata fatta un’accusa precisa: aver costretto a pagare Angelini per avere dei vantaggi. Solo l’ultimo giorno, invece, cade l’accusa di concussione, e si viene a scoprire che sono un corrotto.

 

Pur sempre un reato pesante...

 

Guardi, non sono esperto di cose giuridiche. Con certezza, però, mi vanto di essere entrato tantissime volte nelle aule di tribunale, ma sempre per cause di lavoro, e mai per reati penali come da cinque anni a questa parte. Ma l’abnormità della sentenza di ieri non finisce qui.

 

Cos’altro?

 

I pubblici ministeri si sono avvalsi della collaborazione di Angelini che, per anni, ha sostenuto di essere stato minacciato dal sottoscritto, che lo costringeva a pagare per avere vantaggi per le sue cliniche. Invece, non solo per i giudici non c’è stata concussione, ma di fatto i provvedimenti che ha preso la mia giunta e la maggioranza che la sosteneva hanno fatto fallire il gruppo Villa Pini, come sentenziato dal tribunale di Chieti. C’è, dunque, qualcosa che non quadra.

 

La diminuzione di gravità del reato per cui è stato condannato può essere uno spiraglio per l’appello?

 

Sinceramente speravo che questa vicenda assurda si concludesse già nel primo grado. Vuol dire che l’incubo è destinato a durare. L’incubo di un processo partito da una “montagna schiacciante di prove” annunciate in conferenza stampa, e conclusosi in primo grado senza che si sia visto un solo euro. Un incubo al quale si aggiunge quello del ritorno sulla scena di un procuratore che ha abbandonato quasi di nascosto questo processo due anni fa, e che oggi, nonostante le sue accuse siano state ridimensionate dal collegio giudicante e che di quella mole schiacciante di prove non ci sia traccia alcuna, viene addirittura accolto come un salvatore, come un eroe.

 

Che giustizia c’è oggi in Italia?



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