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SANTO DEL GIORNO/ Il 24 luglio si festeggia Santa Cristina di Bolsena

Pubblicazione:mercoledì 24 luglio 2013

Santa Cristina di Bolsena Santa Cristina di Bolsena

Il 24 luglio viene commemorata Santa Cristina di Bolsena, Vergine e Martire. Santa Cristina di Bolsena (Lazio) rappresenta una delle figure più coinvolgenti, soprattutto grazie ai racconti agiografici pervenuti fino a noi. La vita di questa piccola santa viene raccontata nello scritto intitolato “La Passio di Santa Cristina”, opera redatta nel V secolo. Durante le grandi persecuzioni sotto l'Imperatore Diocleziano, Cristina, all'età di 11 anni, fu rinchiusa in una torre assieme ad altre 12 ancelle dal padre Urbano, Prefetto di Bolsena, con lo scopo di preservare la sua verginità e votare la sua vita al culto degli dei pagani. Cristina si oppose al volere del padre perché votata al Cristianesimo e dopo la visione degli angeli frantumò tutti gli idoli d'oro che la circondavano. Il padre Urbano, venuto a sapere della distruzione degli idoli d'oro e della sua conversione al Cristianesimo, tentò invano di convincerla ad abiurare la fede cristiana. Al rifiuto della fanciulla il padre decise di condurla in prigione dove l'attesero atroci torture come il passaggio di una ruota infuocata sul suo corpo e violente percosse. L'amore immenso che Cristina nutrì verso Gesù Cristo non le fece cambiare idea nemmeno dopo cotanta brutalità.

Tornata nella sua cella ebbe la visita di tre angeli che guarirono miracolosamente le sue piaghe. La testardaggine di suo padre non si arrestò e ordinò la morte di sua figlia per annegamento. Cristina venne buttata nel lago con legata al collo una pesantissima macina, ma, miracolosamente, rimase a galla aggrappata proprio all'attrezzo che avrebbe dovuto causarne la morte. Cristina arrivò a riva usando come imbarcazione di emergenza proprio la macina dove, camminandovi sopra, rimasero impresse le orme dei suoi piedi. Questa macina venne in seguito incorporata nell'altare della chiesa a lei dedicata dove avvenne il famoso miracolo del Corpus Domini di Bolsena nel 1263. Alla vista del galleggiamento miracoloso della figlia, Urbano venne colto da un malore mortale causato dal forte dolore misto a ira.

Le pene della piccola Cristina non finirono qui, perché al padre succedette il magistrato Dione che continuò l'assidua persecuzione iniziata da Urbano. Cristina non abiurò la sua fede nemmeno dopo la flagellazione, nemmeno dopo essere stata trascinata nuda per le vie cittadine e nemmeno dopo essere stata immersa in un calderone pieno di olio e pece rovente dal quale uscì indenne. Dione, furioso di fronte a quella fede che tutto superava con la preghiera, ordinò che la fanciulla venisse condotta nel tempio del dio Apollo per imporle di venerarlo, ma un'occhiata folgorante di Cristina, intenta in una fervida preghiera, fece cadere a terra la statua del dio frantumandola in mille pezzi. Una scheggia della statua di Apollo colpì Dione causandone la morte.


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