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EMANUELA ORLANDI/ Il fratello Pietro ad Ali Agca: "Aiutaci a trovarla, sai più di quel che dici"

Pubblicazione:giovedì 25 luglio 2013

Emanuela Orlandi Emanuela Orlandi

Ali Agca è tornato a parlare, per l'ennesima volta, della scomparsa della 15enne Emanuela Orlandi, cittadina vaticana 15enne che sparì da Roma il 22 giugno del 1983 in circostanze mai chiarite. In una lunga intervista al settimanale “Giallo”, l'ex terrorista dei Lupi Grigi si dice sicuro del fatto che la giovane, che ora avrebbe 45 anni, si trovi in un convento del Liechtenstein in compagnia di Mirella Gregori, una sua coetanea romana di cui si sono perse le tracce il 7 maggio dell''83, ma il Vaticano non permetterà loro di fare ritorno a casa: sarebbe motivo di grande imbarazzo. A una settimana di distanza, la rivista diretta da Andrea Biavardi, dà voce allo sfogo di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che da 30 anni si batte per far emergere la verità sulla vicenda. Lui e Agca si incontrarono nel 2010 e già allora l'autore del fallito attentato a Giovanni Paolo II gli confessò che le ragazze sarebbero state “tenute in un ambiente religioso”, promettendo alla famiglia Orlandi delle prove a sostegno delle sue parole. Prove che non sono purtroppo mai arrivate. “Credo che sappia qualcosa ma non dica tutto”, dichiara Pietro, “ma ora deve aiutarci a ritrovarla: faccia i nomi, ci dica esattamente cosa sa”. E continua: “Sono convinto che il sequestro di mia sorella sia strettamente legato all'attentato al Papa”, ma i nessi e il ruolo che hanno avuto i vari “fattori” in campo in questa vicenda è ancora da chiarire. Secondo il defunto padre di Emanuela, Ercole, a cui Agca scrisse una lettera nel '97 in cui sosteneva che la giovane fosse via e che nessuno avesse mai abusato di lei, erano coinvolti i servizi segreti e lo stesso Pietro dice di essere convinto di sentirsi “sotto controllo”. In merito, invece, alle parole del presunto superteste Marco Fassoni Acetti, il regista che si è autoaccusato dei sequestri, Orlandi è sicuro che qualcosa di vero possa esserci ma il suo ruolo nell'organizzazione sarebbe stato minimo. “Chi parla deve dare delle prove”, dice poi riguardo all'Accetti, “e avere il coraggio di fare i nomi dei presunti complici”. Lui e Agca sanno più di quello che dicono, Pietro ne è certo, come è certo che il rapimento di sua sorella sia legato all'attentato a Wojtyla, ma il turco sarebbe solo la punta dell'iceberg, dal momento che “gliel'ha pur messa qualcuno quella pistola in mano”. Chi c'è dietro a tutto questo?



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