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Cronaca

GIANNI MINA'/ Dagospia contro il giornalista: "egocentrico e sputaveleno"

Il giornalista è accusato dal collega de Il Fatto Quotidiano e da Luca Mastrantonio de Il Corriere della Sera di essere smisuratamente egocentrico e di parlare sempre e solo di Maradona

Gianni MinàGianni Minà

Se su Raitre ha fatto il suo ritorno, lunedì 22 luglio, alle 23.45, dopo una lunga assenza, la storica trasmissione “Blitz”, che fece furore negli anni '80, in una veste nuova, con montaggi e riadattamenti da parte di Gianni Minà, il giornalista de “Il Fatto Quotidiano” Malcom Pagani ha deciso di intervistare il “controverso” collega, in un dialogo – o meglio sarebbe chiamarlo monologo – in cui si racconta a ruota libera, facendo però leva sui suoi consueti cavalli di battaglia, come l'amore per Maradona o Fidel Castro. “Al rintoccare delle due ore in cui Gianni Minà ha parlato di Gianni Minà osservando spezzoni di Gianni Minà in cui Gianni Minà appare alternativamente abbracciato a De Niro, Dalla, Fellini, Benigni, Paolo Conte, Carla Fracci, Carmelo Bene...”: questo è l'eloquente incipit del pezzo di Pagani riportato spietatamente da Dagospia - che di certo non stravedere per Minà - insieme all'articolo per “Il Corriere della Sera” di Luca Mastrantonio, dal titolo ironico: “Scoperto nuovo continente: l’ego di Gianni Minà”. E, in effetti, le risposte di Minà alle domande di Pagani sono tutt'altro che politically correct: se gli si chiede cosa pensa del calcio attuale, e a quale giocatore vorrebbe dedicare una “monografia” non ha dubbi: “A nessuno”, dal momento che ci sarebbero “solo figurine sbiadite”, come Mario Balotelli, un “vuoto spinto che non affascina”, tutt'altra cosa rispetto al suo fraterno amico Diego Armando Maradona, che avrebbe persino rivelato a Minà “cose terribili sul suo vecchio mondo”, dal momento che il mondo del calcio sarebbe “fasullo, marcio, alterato alla radice”, con centinaia di partite truccate ogni domenica. Ma Gianni ha idee chiare anche per quanto riguarda la politica: Berlusconi, a dir suo, è ormai “passato, finito”, ma è ancora in pista per i maneggi di “un gruppo di potere tra America ed Europa che trama perché i nostri affari rimangano eternamente immutati”. 

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