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GMG RIO 2013/ La Vergine di Aparecida, Francesco e la "sorpresa" di Dio

Pubblicazione:giovedì 25 luglio 2013 - Ultimo aggiornamento:venerdì 26 luglio 2013, 0.35

Papa Francesco (InfoPhoto) Papa Francesco (InfoPhoto)

È venuta fuori quella fede semplice e profonda che accompagna le grandi vicende della storia ecclesiale, intrecciando i rosari sciorinati tra i banchi dalle vecchie contadine alle riflessioni dei teologi. Una fede popolare. Anzi popolarissima. Ma autentica. Un Papa che sa cosa vuol dire fidarsi di qualcuno, della Madonna, di Gesù, di Dio, ma anche del proprio cuore tenero e appassionato. E ovvio che conquisti: che stringa la statua di Maria al petto affannato, con una intimità che non perde in venerazione, o stritoli in un abbraccio un tossico sulla via della redenzione, come è accaduto nell'ospedale di Sao Francisco, a Rio, nel pomeriggio di ieri, esibisce una umanità piena, avvolgente, attraente. Tanto più affascinante quando rivela l'origine popolare, l'umiltà connaturata, l'assoluta fedeltà alla propria indole. 

E pensare che solo sette anni fa, quell'uomo in bianco era stato il relatore di uno degli appuntamenti più complessi e discussi dell'episcopato latino americano. Rigoroso e attento nell'esaltare la "modalità legittima" di vivere la fede attraverso la pietà popolare, le tradizioni, la sintesi culturale tra cristianesimo e identità storica. Ma anche nell'invitare la Chiesa a farsi "prossima", per riempire di Dio la vita dell'uomo. È la Chiesa che abbiamo visto ad Aparecida. La Madonna sotto il braccio e il cuore contento.             



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