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IL CASO/ Luca Alfano: vivere è bello, anche nella "prigione" del mio corpo

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Ospedale (foto di repertorio, Infophoto)  Ospedale (foto di repertorio, Infophoto)

È una domanda che mi sono posto molto di frequente, alla quale non so però dare risposta. Ma in più occasioni mi sono accorto che la mia malattia si tramuta spesso in qualcosa di utile per gli altri: io tento di essere sempre essere positivo e di vivere il più normalmente possibile, anche se andare in giro con la macchinetta dell'ossigeno è dura, e in più occasioni ho visto tanta gente che viveva arrabbiata e stizzita per piccole cose, domandarsi come facessi io, nelle mie condizioni, a continuare a sorridere e riprendere a gustarsi la vita.

Quindi sei un buono sprone per gli altri!
Sì, ma non solo mi sento utile agli altri, perché la malattia ha insegnato molto anche a me. Innanzitutto a non passare per il "poverino" di turno, per quello "un po' sfortunato": io sono una persona normale, come tutti, e come tutti ho dei problemi. Non ho la salute, ma ho due genitori e un fratello che mi vogliono bene, non mi manca il cibo, ho tanti amici che mi stanno e mi sono sempre stati vicino: c'è chi ha tutto, chi è in perfetta forma fisica, eppure è solo.

La tua vita è tutto meno che superficiale.
Già... ho iniziato ad apprezzare le piccole cose della vita. Vedo tanta gente che si butta via e perde tempo a far niente, senza accorgersi che il tempo prima o poi finisce.

È vero che hai scritto un libro sulla tua storia?
Sì, è vero, e sto cercando un editore disposto a pubblicarlo. Fino ad ora ho vissuto nel silenzio, con discrezione, ma ho deciso di raccontarmi per far conoscere agli altri che è bello anche vivere così, attaccati a una bombola d'ossigeno.

(Maddalena Boschetto)



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