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SANTO DEL GIORNO/ Il 27 luglio si festeggia San Pantaleone, patrono dei medici

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San Pantaleone, medico greco  San Pantaleone, medico greco

Il 27 luglio la Chiesa Cattolica celebra la memoria di San Pantaleone, medico greco vissuto a cavallo tra il III e il IV secolo, martirizzato per la sua fede durante le persecuzioni dell'imperatore Diocleziano. Pantaleone, conosciuto anche come Pantaleo, nacque nell'importante città di Nicomedia, figlio del potente Eustorgio e di Eubula. La famiglia di origine di San Pantaleone era un esempio di integrazione e convivenza: il padre Eustorgio era di religione pagana, la madre Eubula era invece cristiana e lo educò secondo i suoi principi. Nell'adolescenza, l'influsso del padre spinse Pantaleone ad allontanarsi dalla religione cristiana. Il giovane Pantaleone si dedicò poi con grande successo agli studi di medicina.

La sua grande abilità in campo medico lo rese estremamente famoso e apprezzato in tutto l'Impero. A quei tempi, il governo dell'Impero Romano era diviso tra quattro persone, secondo il sistema della “tetrarchia” creato da Diocleziano. Accanto a due figure maggiori - Diocleziano e Massimiano, chiamati “Augusti” - convivevano altre due figure minori, nominate direttamente dai due Augusti, che li sceglievano tra gli uomini di loro fiducia: erano i “Cesari”. Secondo il sistema della tetrarchia, i Cesari erano destinati a subentrare ai due Augusti al momento della loro abdicazione. Il sistema di sarebbe mantenuto in vigore con la nomina di altri due Cesari. I primi due Cesari furono Galerio e Costanzo Cloro. La grande abilità di San Pantaleone nel suo campo fece sì che Galerio si interessasse a lui e lo chiamasse come suo medico personale. Intanto, il prete Ermolao fece riavvicinare San Pantaleone al Cristianesimo.

Poco dopo il ritorno di San Pantaleone alla fede cristiana, l'anziano padre Eustorgio morì, lasciandolo erede di una cospicua fortuna. L'improvvisa ricchezza di San Pantaleone e il suo grande potere dovuto alla vicinanza a Galerio fece sì che molti invidiosi si concentrassero su di lui e tentassero in tutti i modi di screditarlo agli occhi delle autorità. Quando alcuni colleghi, invidiosi della sua popolarità, si accorsero della sua fede cristiana, lo denunciarono all'imperatore Diocleziano. Galerio, estremamente apprezzato da Diocleziano e molto amico di San Pantaleone, cercò in tutti i modi di convincerlo ad abiurare pubblicamente la sua fede. In caso di un'abiura - anche formale - della fede cristiana, Galerio promise al suo medico e amico grandi onori e ricchezze, superiori a quelle che già possedeva. Nonostante gli inviti ad abiurare da parte di Galerio, San Pantaleone rifiutò. Davanti all'Imperatore Diocleziano, San Pantaleone proclamò pubblicamente la sua fede, negando l'abiura e risanando un paralitico che si trovava sulla soglia del tribunale, chiedendo elemosina. Diocleziano, furioso, condannò Pantaleone a essere arso sul rogo.

Quando tutto fu pronto e venne acceso il fuoco, le fiamme si spensero miracolosamente, lambendo appena la veste di Pantaleone. Diocleziano, contrariato per l'inspiegabile fenomeno, ordinò di immergere Pantaleone nel piombo fuso: non appena il medico venne avvicinato al metallo bollente, questo si solidificò immediatamente, impedendo ai carnefici di uccidere il condannato. Diocleziano cercò di martirizzare Pantaleone in tutti i modi: gettandolo in mare con un pesante masso legato al collo, mandandolo nell'arena con le fiere, legandolo a una ruota, decapitandolo. In nessun caso si riuscì a ucciderlo: il masso galleggiava, le feroci bestie dell'arena si ammansirono ai suoi piedi, la ruota si spezzò, la spada del boia si ruppe in mille pezzi al contatto con la pelle del condannato.


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